13 Settembre 2026
Politica

Arredi per Villa Devoto: ma è davvero il momento?

Mentre la Sardegna fa i conti con liste d’attesa sanitarie infinite, spopolamento dell’entroterra e un’emergenza abitativa che non accenna a placarsi, la Regione ha affidato uno studio di fattibilità per l’arredamento della sede istituzionale della Presidenza e della Giunta. Una determina, la n. 3422 del 22 luglio 2026, firmata dalla direttrice del Servizio Gestione Contratti Elena Casula, formalizza l’affidamento diretto al Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università di Cagliari.

I numeri della vicenda.

L’importo, va detto subito per onestà di cronaca, non è quello di una voragine di bilancio: 4.900 euro più IVA, per un totale di 5.978 euro, coperti dagli stanziamenti del capitolo “Servizi ausiliari” del bilancio regionale 2026. Si tratta di un affidamento diretto ai sensi dell’art. 50, comma 1, lettera b) del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), la procedura semplificata prevista per servizi sotto i 140.000 euro, che non richiede garanzie provvisorie né definitive proprio in virtù della cifra contenuta.

Il servizio commissionato consiste nell’elaborazione di uno studio di fattibilità di soluzioni di arredo per la sede istituzionale, giustificato , si legge nell’atto , dal “particolare pregio storico” dell’edificio, che richiederebbe “specifiche competenze e documentate esperienze nel settore dell’architettura di interni”. Da qui la scelta di rivolgersi a un dipartimento universitario piuttosto che a un normale fornitore di arredi.

La domanda che resta sul tavolo.

Sul piano formale, la procedura appare ineccepibile: pubblicazione sulla piattaforma SardegnaCAT, acquisizione del CIG, verifica della regolarità contributiva, rispetto del principio di rotazione (derogabile comunque sotto i 5.000 euro, appena sotto soglia dunque). Nulla, insomma, che tecnicamente si possa contestare sotto il profilo della legittimità amministrativa.

Resta però una domanda di opportunità politica, che la burocrazia degli atti non è tenuta a porsi ma che l’opinione pubblica sì: in un momento in cui ogni euro di spesa pubblica viene giustamente scrutinato, ha senso avviare , sia pure con cifre modeste , un percorso che porterà, prevedibilmente, a un successivo intervento di arredo vero e proprio della sede della Presidenza? Uno studio di fattibilità, per definizione, è il primo passo di un progetto più ampio, non un punto d’arrivo.

Chi difende la scelta potrebbe osservare che si tratta di una cifra irrisoria rispetto al bilancio regionale, che la tutela del patrimonio storico-architettonico degli edifici istituzionali è essa stessa una forma di cura del bene pubblico, e che rinviare interventi di manutenzione o riqualificazione non li rende meno necessari, semmai più costosi in futuro. Chi la critica potrebbe replicare che la sequenza delle priorità comunicate ai cittadini conta quanto le priorità stesse, e che un’amministrazione dovrebbe evitare anche solo l’impressione di occuparsi degli arredi di rappresentanza mentre altri capitoli di spesa , sanità, trasporti, edilizia scolastica , restano sotto pressione.

Non è un giudizio che spetti a chi scrive: è una valutazione che, legittimamente, tocca ai cittadini sardi e ai loro rappresentanti eletti. Ma è una domanda che, di fronte a un atto del genere, vale la pena porre ad alta voce.

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