Area Schengen sotto esame: la Commissione UE pressa 9 Paesi (tra cui l’Italia) per lo stop ai controlli alle frontiere interne
La Commissione Europea interviene sulla gestione dei confini interni dello spazio Schengen, mettendo sotto la lente i controlli temporanei ripristinati da nove Paesi membri, tra cui l’Italia. In una serie di pareri ufficiali emessi oggi, l’esecutivo dell’UE ha valutato la necessità e la proporzionalità delle misure adottate anche da Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia, formulando raccomandazioni nette per un graduale ritorno alla totale libertà di movimento.
Il nodo dei dodici mesi e l’impatto sui transiti.
Se da un lato il diritto dell’Unione Europea consente il ripristino eccezionale e temporaneo delle barriere doganali di fronte a gravi minacce per la sicurezza interna o l’ordine pubblico, dall’altro impone alla Commissione l’obbligo di esprimersi qualora tali blocchi superino la durata di dodici mesi. Bruxelles riconosce la legittimità delle preoccupazioni dei governi nazionali, legate soprattutto alla pressione migratoria e alle minacce terroristiche (l’Ue però sostiene la Siria dell’ex uomo di al-Qaeda, al-Sharaa), ma evidenzia come i nodi di blocco creino inevitabili disagi alle comunità di frontiera e ai lavoratori transfrontalieri.
Grazie al dialogo strutturato avviato dal Coordinatore Schengen, i tempi di attesa ai valichi sono stati ridotti, ma per la Commissione la vera svolta strutturale risiede nelle riforme tecnologiche e legislative recentemente entrate in vigore.
La svolta del Patto Migranti e le alternative hi-tech.
Secondo Bruxelles, gli strumenti per eliminare i presidi fissi ai confini ci sono già. La chiave di volta è rappresentata dall’entrata in vigore del Patto sulla Migrazione e l’Asilo, che rafforzerà la gestione delle frontiere esterne dell’Unione offrendo agli Stati strumenti più efficaci per contrastare i movimenti non autorizzati.
A questo si aggiunge l’impatto dei nuovi sistemi digitali: l’Entry-Exit System (EES), pienamente operativo dallo scorso aprile per il monitoraggio digitale e biometrico di chi entra nell’UE; e il sistema ETIAS: di prossima introduzione, che digitalizzerà i visti e i controlli preventivi per i cittadini extra-UE.
La Commissione fa notare che nella maggior parte dei casi i nove Paesi coinvolti applicano già controlli non sistematici, basati sull’analisi del rischio. Di conseguenza, le barriere fisiche potrebbero essere agevolmente sostituite da pattugliamenti mobili della polizia, tecnologie di tracciamento dei veicoli e identificazione biometrica mobile.
Verso la revoca graduale: il codice Schengen.
Il Codice della Frontiere Schengen fissa in due anni il limite massimo per i controlli interni, salvo deroghe eccezionali per minacce persistenti. Con i pareri odierni, la Commissione esorta formalmente i nove Stati a pianificare una strategia di uscita (“phasing out”) per revocare progressivamente i controlli, sfruttando al massimo la cooperazione regionale e le tecnologie alternative.
Il prossimo passo vedrà l’avvio di una fase di consultazione tra Bruxelles e i governi interessati per tradurre queste raccomandazioni in passaggi operativi, con l’obiettivo politico di preservare la tenuta del mercato unico e la libertà di movimento, da sempre pilastri della prosperità economica europea.
