Araghchi: “L’uso delle armi nucleari dipenderà dalla posizione del nuovo Leader Supremo”
La questione nucleare iraniana entra in una fase di profonda incertezza. Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, ha dichiarato ad Al Jazeera che non è ancora possibile sapere quale sarà la posizione del nuovo Leader Supremo, Mojtaba Khamenei, riguardo alle armi nucleari.
“La dottrina nucleare dell’Iran è sempre stata pacifica, e abbiamo sempre cercato di esercitare il nostro diritto a beneficiare dell’energia nucleare per scopi civili”, ha affermato Araghchi. Tuttavia, il capo della diplomazia iraniana ha aggiunto una precisazione destinata a fare rumore: “Una fatwa dipende dalla persona che la emette. Non posso ancora giudicare quale sarà la posizione giuridica o politica del nuovo leader su questa materia”.
Pur esprimendo la convinzione personale che la nuova linea “non dovrebbe differire molto dalla politica precedente”, Araghchi ha ammesso che bisognerà attendere che il nuovo Leader Supremo renda note le proprie posizioni.
Per oltre vent’anni, il decreto religioso, la fatwa, emesso dall’ayatollah Ali Khamenei nel 2003 ha rappresentato il principale argomento con cui Teheran respingeva le accuse di voler sviluppare armamenti nucleari. Quella fatwa dichiarava la bomba atomica contraria ai principi dell’Islam.
Ma Khamenei non c’è più. È stato ucciso il 28 febbraio scorso nell’attacco militare congiunto condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un’operazione che ha colpito le principali città del Paese, inclusa Teheran, e che Washington ha giustificato invocando presunte minacce missilistiche e nucleari da parte della Repubblica Islamica.
Un vuoto che il mondo osserva con apprensione.
In questo contesto di guerra aperta e vuoto al vertice, le parole di Araghchi assumono un peso specifico enorme. La fatwa era un atto personale e intrasferibile: con la morte di chi l’aveva emessa, il suo valore giuridico-religioso si estingue automaticamente.
Il nuovo Leader Supremo, Mojtaba Khamenei, figlio del predecessore, non si è ancora pronunciato. E finché non lo farà, l’ambiguità nucleare iraniana, già da tempo al centro delle tensioni geopolitiche globali, diventa ancora più densa e pericolosa, grazie alle azioni unilaterali degli USA e di Israele.
foto UN Photo/Manuel Elías
