10 Agosto 2026
Sardegna

America’s Cup a Cagliari: molta retorica, impatto da monitorare

Mentre gli esponenti politici si mostrano tronfi per la “regata preliminare” dell’America ‘s Cup (da capire poi per cosa dato che si è gareggiato con le AC40 piuttsto dell’AC75), vale la pena provare a fare i conti con la realtà , visto che qualcuna ha parlato di indotto da 50 milioni di euro collegato all’evento.

Tra le poste milionarie messe in campo e i proclami sull’evento del secolo, i numeri concreti che emergono dal tessuto economico locale raccontano una storia decisamente più modesta. In attesa dei summenzionati 50 milioni di euro – cifra sulla quale sarà interessante tornare, per vedere chi avrà il coraggio di sbugiardare se stesso – quello che si è visto in questi giorni ricorda più un evento estemporaneo che un grande manifestazione capace di trasformare un’economia decisamente poco competitiva come quella sarda.

Tavolini affollati lungo via Roma, atmosfera animata nel centro cittadino, porto frequentato: tutto molto bello, tutto molto da sagra appunto. Ma l’effetto America’s Cup sull’economia cagliaritana non ha coinvolto in modo uniforme l’intero comparto della ristorazione, né – si può intuire – il resto del tessuto commerciale locale.

A tracciare un primo bilancio della quattro giorni velica è la Fipe Confcommercio Cagliari, attraverso un sondaggio interno tra bar, ristoranti e pubblici esercizi. Il quadro è fatto di poche luci e molte ombre. Circa un terzo degli operatori parla di un aumento significativo di lavoro e incassi. La maggioranza, però, sostiene di non aver registrato variazioni sostanziali rispetto ai normali flussi cittadini. Turisti e visitatori più numerosi, sì ma senza un corrispondente incremento generalizzato degli affari.

Il presidente di Fipe, Emanuele Frongia, sintetizza quanto sostenuto sopra con onestà disarmante: “Bene, ma non benissimo. È stato positivo vedere la città animata e il porto pieno di persone, ma molti commercianti hanno avuto la sensazione di essere rimasti ai margini dell’evento”. Una manifestazion che avrebbe dovuto, nelle narrazioni della politica, cambiare il volto economico della città, essere un evento dei sardi. Basterebbe, pensando alle premesse “dell’evento aperto per pochi” al Bastione, la cronaca a contrastare una retorica pagata profumatamente con le risorse dei sardi.

Questo è il punto cruciale che nessun comunicato trionfalistico può nascondere: il grande evento non ha prodotto sinergie reali con il sistema commerciale locale. Forse, non è detto, lo farà in futuro e a certe condizioni. Ha generato un’animazione di superficie , quella delle sagre, appunto, dove i soli tavolini si riempiono.

Rimane, certo, la visibilità internazionale. Rimane la conferma che il porto può essere un asset strategico per il turismo marittimo. Rimane la speranza , riposta nelle parole degli stessi operatori , di una programmazione futura più condivisa e capillare, capace di connettere davvero i grandi eventi al sistema economico cittadino.

Ma speranze e potenzialità non si contabilizzano. I 50 milioni di euro di indotto sì. E quelli, per ora, restano un numero da dimostrare.

foto Ricardo Pinto