Alluvioni al confine Nepal-Cina: sale a 919 il bilancio delle vittime, quasi 4.800 i dispersi
Sale drammaticamente il bilancio delle inondazioni e delle frane che sei giorni fa hanno colpito la zona di confine tra Nepal e Cina. Secondo quanto reso noto oggi dalle autorità locali, le vittime accertate sono almeno 919, mentre i dispersi ammontano a quasi 4.800, tra cui 853 cittadini stranieri.
Tra i dispersi sul lato nepalese figurano 25 agenti della Polizia nepalese, 45 militari dell’Esercito, 13 membri della Forza di polizia armata, 14 funzionari dell’Ufficio doganale e tre dell’Ufficio immigrazione. Il dato più consistente riguarda però il settore idroelettrico: ben 933 lavoratori risultano non rintracciabili in diverse centrali sparse nel Paese. Tra i dispersi si contano inoltre 127 viaggiatori nepalesi.
La situazione sul versante cinese.
Nella contea di Gyirong, nella Regione autonoma dello Xizang, nel sud-ovest della Cina (conosciuta anche come Tibet), l’agenzia di stampa statale Xinhua riporta 16 morti accertati e 546 dispersi, di cui 261 stranieri.
Pechino ha mobilitato oltre 2.100 unità di personale per le operazioni di ricerca e soccorso, insieme a centinaia di veicoli e migliaia di attrezzature specializzate.
Le cause del disastro.
La catastrofe è scattata il 26 agosto, quando un ghiacciaio sul Monte Langtang Lirung, in Nepal, si è fratturato a un’altitudine di circa 5.200 metri, innescando una valanga di ghiaccio e roccia che si è rapidamente trasformata in un’imponente colata detritica, riversandosi lungo le valli al confine tra i due Paesi.
L’enorme ondata d’acqua, unita alle frane di fango, ha devastato i distretti nepalesi di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Kavre e l’intera valle di Kathmandu, oltre a seppellire l’area di confine di Gyirong sul lato cinese.
foto US Marine corps
