Alluvioni al confine Nepal-Cina: sale a 180 il bilancio delle vittime, oltre 1.300 i dispersi
Proseguono le operazioni di ricerca e soccorso, condotte con l’ausilio di elicotteri e droni, lungo il confine tra Nepal e Cina, dove il bilancio delle vittime provocate dalle devastanti alluvioni improvvise è salito a 180, mentre restano oltre 1.300 le persone di cui non si hanno notizie.
Le autorità nepalesi hanno confermato 177 morti, registrando 826 persone disperse, tra cui turisti, cittadini stranieri, funzionari civili, militari, agenti di polizia e residenti locali.
Secondo l’Ente del Turismo del Nepal, sul versante nepalese del confine risultano disperse complessivamente 644 persone tra turisti stranieri e locali. Tra questi figurano 178 cittadini indiani, 65 statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici, 25 canadesi, nove singaporiani e otto tedeschi.
Le autorità di Pechino hanno confermato tre morti, con 558 persone ancora disperse. Il ministero degli Esteri cinese ha reso noto che 100 cittadini cinesi risultano dispersi sul versante nepalese a causa delle alluvioni, mentre il portavoce del ministero, Lin Jian, ha precisato che altri 260 cittadini stranieri risultano non rintracciabili nella regione dello Xizang (Tibet), come viene ufficialmente denominata da Pechino.
Secondo le immagini satellitari, le inondazioni sarebbero state provocate dal distacco di un grande blocco di ghiaccio da un ghiacciaio himalayano, circa 20 chilometri a nord-est del valico di frontiera di Rasuwa-Rasuwagadhi. Il crollo avrebbe riversato tonnellate di ghiaccio e roccia nel fiume Bhotekoshi sottostante, scatenando la piena improvvisa.
Il distretto di Chitwan, nella provincia di Bagmati, ha registrato il numero più alto di vittime, con 64 morti, seguito da Dhading (27) e Nawalparasi Est (22). La polizia nepalese ha reso noto che risultano dispersi anche 28 agenti.
Secondo i primi rilievi, le alluvioni avrebbero distrutto 19 ponti e un tratto di 40 chilometri di una delle principali arterie stradali del Paese, interrompendo le vie di comunicazione e complicando ulteriormente le operazioni di soccorso.
Il ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, ha parlato di “danni estremi” in diversi distretti, precisando che al momento sono disponibili solo informazioni preliminari, e ha invitato a mantenere alta l’allerta lungo le rive dei fiumi Bhotekoshi e Trishuli, nei distretti di Nuwakot, Dhading, Gorkha e Chitwan, dove il rischio resta elevato.
Il governo ha dichiarato per tre mesi “zone di crisi da disastro” i distretti di Rasuwa, Nuwakot e Dhading. L’Autorità Nazionale per la Riduzione e la Gestione del Rischio da Disastri ha chiesto agli operatori di elicotteri e droni di coordinare le operazioni di soccorso con le amministrazioni distrettuali, le forze di sicurezza e i governi locali, invitando inoltre i residenti bloccati ad accendere fuochi e produrre fumo per segnalare la propria posizione.
Secondo il ministero delle Finanze nepalese, India, Cina e Banca Mondiale si sono attivate per coordinare l’assistenza finanziaria destinata alle operazioni di soccorso, sollievo e ricostruzione nelle aree colpite dalle alluvioni. Il ministro degli Esteri indiano ha reso noto giovedì mattina che New Delhi ha inviato un secondo aereo carico di 37,5 tonnellate di aiuti umanitari, materiali per la gestione dell’emergenza, medicinali e pacchi alimentari destinati al Nepal.
