All’asta gli oggetti dei campi nazisti. Mularczyk: “Stop alle vendite”.
Il tentativo di mettere all’asta oggetti appartenuti alle vittime dei campi di concentramento nazisti riaccende il dibattito sulla tutela della memoria storica in Europa. Il 14 novembre 2025 la casa d’aste tedesca Hermann Historica, con sede a Monaco, aveva infatti programmato la vendita di effetti personali provenienti dai campi di Dachau e Auschwitz-Birkenau, tra cui una protesi usata da un deportato e un pettine e un cucchiaio incisi con i nomi e i numeri di matricola dei prigionieri.
La notizia ha scatenato proteste immediate da parte delle comunità polacche ed ebraiche, seguite da prese di posizione ufficiali del Presidente della Polonia e del Governo israeliano. Di fronte all’ondata di indignazione, l’asta è stata cancellata.
L’episodio ha spinto l’eurodeputato Arkadiusz Mularczyk (ECR) a presentare un’interrogazione scritta alla Commissione europea. Nel suo quesito, il parlamentare chiede se Bruxelles intenda proporre una normativa vincolante a livello europeo che obblighi case d’asta e gallerie d’arte operanti nell’UE a segnalare immediatamente la vendita di oggetti risalenti alla Seconda guerra mondiale, in particolare beni personali delle vittime dell’Olocausto e prove materiali dei crimini commessi dalla Germania nazista.
Secondo Mularczyk, una legislazione di questo tipo garantirebbe che tali reperti siano comunicati tempestivamente alle autorità competenti e alle istituzioni della memoria, come il Museo statale di Auschwitz-Birkenau, evitando che cimeli di enorme valore storico e umano finiscano nel mercato privato senza controllo pubblico.
La Commissione è ora chiamata a chiarire se intende intervenire con una proposta legislativa, in un contesto in cui il tema della protezione del patrimonio legato alla Shoah continua a suscitare forte sensibilità in tutta l’Unione.
foto Alexis Haulot Copyright: © European Union 2025 – Source : EP
