Allargamento UE, il Parlamento rilancia la strategia: “Processo meritocratico, ma serve più slancio geopolitico”.
L’allargamento torna al centro dell’agenda europea come leva di sicurezza e strumento geopolitico. È il messaggio del rapporto sulla strategia di ampliamento dell’Unione europea approvato dalla commissione Affari esteri del Parlamento europeo, che chiede un’accelerazione credibile del processo mantenendo però un’impostazione rigorosamente basata sul merito e sulla condizionalità.
Nel documento, l’Eurocamera ribadisce che l’allargamento è uno dei principali strumenti di politica estera dell’UE e un investimento di lungo periodo in pace, stabilità e prosperità. La guerra su larga scala della Russia contro l’Ucraina, sottolinea il testo, ha reso evidente il “costo strategico del non allargamento”, perché i rallentamenti degli ultimi anni hanno contribuito a creare vuoti di influenza in cui si sono inseriti attori come Mosca e Pechino, attraverso pressioni economiche, campagne di disinformazione e operazioni ibride.
Il rapporto evidenzia anche il quadro di consenso nell’opinione pubblica: secondo gli ultimi dati Eurobarometro citati nel testo, il 56% dei cittadini UE sostiene ulteriori allargamenti e l’Ucraina risulta il Paese più favorito per un’adesione futura, una volta soddisfatti tutti i criteri. L’Eurocamera sottolinea inoltre che il processo di adesione produce già effetti concreti, ricordando l’aumento degli scambi commerciali con i Balcani occidentali dopo gli accordi di stabilizzazione e associazione e l’impatto trasformativo degli accordi di libero scambio con Moldova e Ucraina.
Sul piano operativo, il Parlamento insiste sul principio “merit-based” e sulla reversibilità: nessuna scorciatoia, nessun “fast track” che rischi di indebolire l’integrità del percorso. Il punto fermo restano i criteri di Copenaghen e, soprattutto, progressi “irreversibili” su Stato di diritto, democrazia, libertà dei media e diritti fondamentali. Il testo segnala preoccupazioni per stagnazioni e arretramenti in alcuni Paesi candidati, con richiami a polarizzazione sociale, spazio ridotto per la società civile e riforme giudiziarie insufficienti. L’Eurocamera invita inoltre la Commissione a includere i Paesi dell’allargamento nel rapporto annuale sullo Stato di diritto.
Particolare attenzione è rivolta all’allineamento alla politica estera e di sicurezza comune (PESC), considerata condizione essenziale per avanzare verso l’adesione. Il rapporto riconosce che alcuni candidati, in primis l’Ucraina, contribuiscono già alla sicurezza europea, e chiede una maggiore integrazione progressiva dei partner più avanzati in strumenti e programmi dell’UE, senza però creare “classi” diverse di appartenenza: l’obiettivo resta la piena adesione con pari diritti e doveri.
Il documento guarda anche alla “capacità di assorbimento” dell’Unione, chiedendo che le riforme interne procedano in parallelo con quelle dei Paesi candidati per evitare che l’allargamento si trasformi in un fattore di blocco. Tra i temi evocati c’è l’idea di estendere il voto a maggioranza qualificata in alcuni passaggi intermedi del processo, per ridurre il peso dell’unanimità che – secondo l’Eurocamera – ha rallentato più volte l’avanzamento dei negoziati.
Sul versante delle risorse, il rapporto sottolinea il ruolo della pre-adesione e dei nuovi strumenti finanziari dedicati, chiedendo fondi adeguati nel prossimo quadro finanziario pluriennale e condizionalità chiare, con incentivi per chi riforma e sanzioni per chi arretra. Centrale anche la raccomandazione di rafforzare la cooperazione con la Procura europea (EPPO) per contrastare l’uso illecito dei fondi UE.
In conclusione, la linea del Parlamento è duplice: da un lato, l’allargamento viene presentato come risposta strategica alle nuove minacce e come pilastro della credibilità europea; dall’altro, si ribadisce che l’ingresso nell’Unione resta subordinato a riforme profonde, verificabili e durature. La sfida, sintetizza il rapporto, è tenere insieme urgenza geopolitica e rigore istituzionale, evitando che promesse senza risultati alimentino disillusione nei Paesi candidati e nei cittadini europei.
