Allargamento Ue e governance, prosegue il dibattito sulla fine dell’unanimità.
L’Unione europea si trova a un punto cruciale della sua strategia di allargamento. Secondo recenti rapporti, la Commissione starebbe valutando la possibilità di accelerare il percorso di adesione di Paesi come l’Ucraina, la Turchia e alcune nazioni dei Balcani occidentali, ipotizzando persino di aggirare il principio di unanimità per superare possibili veti dei singoli Stati membri.
La stessa Commissione, nelle sue comunicazioni pubbliche, ha ribadito la necessità di imprimere un “nuovo slancio” al processo di allargamento. Tuttavia, gli esperti avvertono che un’espansione rapida, senza un parallelo rafforzamento delle istituzioni Ue e senza misure chiare per mantenere la coesione sociale, potrebbe creare gravi problemi: destabilizzare l’Ue, minare il funzionamento democratico e indebolire la fiducia dei cittadini nell’istituzione comunitaria. Come, per esempio, saranno gestite le controversie tra la Turchia, la Grecia e Cipro in caso di adesione all’Ue di Ankara?
Alla luce di queste preoccupazioni, l’eurodeputato Nikolaos Anadiotis (NI) ha chiesto alla Commissione chiarimenti su come intenda garantire che l’allargamento non comprometta coesione, funzionalità e legittimità dell’Ue, e se sia pronta a impegnarsi affinché qualsiasi modifica al processo decisionale, come l’abolizione del principio di unanimità, possa avvenire solo con il consenso pieno di tutti gli Stati membri.
Come sarà giustificata dall’Esecutivo europeo questa forzatura? Cosa si inventerà la Commissione di Ursula?
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