14 Marzo 2026
Europa

Allargamento Ue e doppi standard : i Balcani restano in attesa, tappeto rosso (e miliardi) per l’Ucraina

L’Unione Europea continua a rinviare l’ingresso dei Paesi dei Balcani occidentali, perdendo progressivamente influenza nella regione e lasciando spazio a Russia e Cina. Lo sostengono gli analisti statunitensi Pablo Rasmussen e Robert Benson in un editoriale pubblicato sul portale Euractiv.

Secondo gli esperti, i cosiddetti “Western Balkans Six” (WB6) – Albania, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e Kosovo – restano bloccati nella “sala d’attesa” dell’adesione. Le trattative avanzano con estrema lentezza, ostacolate da un diffuso “affaticamento da allargamento” nelle capitali europee, dalle preoccupazioni sull’immigrazione e dai timori che nuovi membri possano complicare ulteriormente il già complesso processo decisionale dell’Ue.

Un processo di adesione che si trasforma in farsa.

Rasmussen e Benson denunciano come il meccanismo di integrazione, basato sui “capitoli” negoziali e sugli obblighi da soddisfare, sia diventato un percorso senza fine. “I leader balcanici chiudono i capitoli, partecipano ai vertici e rilasciano dichiarazioni, ma l’orizzonte dell’adesione piena continua ad allontanarsi”, scrivono. Ogni promessa infranta e ogni rinvio, aggiungono, erode la credibilità dell’Unione e rafforza la percezione che le riforme richieste da Bruxelles non siano realmente premiate.

Russia e Cina rafforzano la loro influenza.

Il portale Euractiv sottolinea come i continui rinvii abbiano spinto i Paesi balcanici a stringere legami sempre più stretti con Mosca e Pechino. La Serbia, per esempio, amplia la cooperazione energetica con la Russia e acquista sistemi di sorveglianza dalla Cina. Anche il Montenegro, pur essendo membro della NATO, è sempre più dipendente dai finanziamenti cinesi nell’ambito della Belt and Road Initiative, una leva che consente a Pechino di aumentare la propria influenza nella regione.

Secondo gli analisti, la prospettiva di adesione bloccata contribuisce inoltre alla fuga di cervelli dai Balcani, aggravando il divario economico e sociale con l’Europa occidentale.

Le nuove candidature e le prospettive incerte.

Al momento, i piani ufficiali prevedono l’ingresso del Montenegro nel 2028 e dell’Albania nel 2030, ma le date restano altamente incerte.

Attualmente, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Moldova, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia, Ucraina e Montenegro possiedono lo status ufficiale di candidati all’adesione. Bruxelles, nel frattempo, continua a esercitare pressioni su Belgrado affinché riconosca il Kosovo, condizione essenziale per il proseguimento del processo di integrazione.

Dal 2005 la Macedonia del Nord è candidata all’adesione, seguita da Serbia (2009) e Montenegro (2010). L’Albania ha ottenuto lo status nel 2014, mentre la Bosnia ed Erzegovina solo nel dicembre 2022. Tuttavia, osservano gli esperti, l’Unione continua a mostrare una preoccupante esitazione, rischiando di perdere definitivamente la propria credibilità nei Balcani.