Algoritmi anti-pregiudizio e “Fair by Design”: scontro a Bruxelles sui fondi UE e il rischio censura
I sistemi di intelligenza artificiale corretti per azzerare i pregiudizi di genere finiscono nel mirino del dibattito politico europeo. Al centro della controversia ci sono i progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe, accusati da un’ala del Parlamento di nascondere potenziali derive censorie e di minacciare le libertà fondamentali.
Il caso è stato sollevato dall’eurodeputata Mathilde Androuët, del gruppo Patriots for Europe, la quale, attraverso un’interrogazione scritta, ha chiesto conto alla Commissione Europea dei finanziamenti concessi a progetti come AEQUITAS. Un programma ideato per sviluppare motori algoritmici cosiddetti fair-by-design, ovvero equi per progettazione, capaci di rilevare e correggere i bias sessisti e i pregiudizi nei sistemi decisionali automatizzati.
Secondo la parlamentare, l’integrazione forzata di standard di genere nelle architetture degli algoritmi rischierebbe di violare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, con particolare riferimento all’articolo 11 sulla libertà di espressione e di informazione e all’articolo 16 sulla libertà d’impresa. L’interrogazione , insomma, solleva il dubbio che tali strumenti possano produrre un effetto indiretto di censura, standardizzazione del pensiero e compressione della neutralità tecnologica, chiedendo se siano stati previsti meccanismi di monitoraggio o valutazioni di impatto sul pluralismo scientifico.
La difesa di Bruxelles: etica, inclusione e basi legali.
La risposta ufficiale della Commissione Europea, affidata alla Commissaria Zaharieva, respinge le accuse e rivendica la totale trasparenza e legittimità dei finanziamenti. “Il rispetto dei diritti fondamentali è un principio fondante dell’Unione, sancito dall’articolo 2 del Trattato UE, e – prosegue – la ricerca scientifica comunitaria è sottoposta a rigidi filtri di controllo”. Ma quali? L’analisi dei report da parte dei beneficiari dei progetti milionari?
La difesa di Bruxelles , ancora, si arrampica su elementi normativi e procedurali a partire dai controlli etici preventivi. “Ogni singolo progetto finanziato da Horizon Europe viene sottoposto a un severo processo di revisione etica per garantire la conformità agli standard dei diritti umani, escludendo a priori derive autoritarie”. Difficile essere d’accordo con l’esponente dell’Esecutivo Ue, dal momento che è evidente la crescita di fenomeni di bias e discriminazione verso le proposte critiche e lontane dalla “retorica europea” e, ancora, che i sistemi di protezione per perseguire le irregolarità nel processo di valutazione (come ricordano i redress case o istitutizioni come il Mediatore europeo) sono poco performanti e con tempi tali da scoraggiare l’invio di denunce.
Se poi per la Commissione Ue basta la tutela offerta dal poco sostanziale criterio del gender mainstreaming, cioè l’integrazione della prospettiva di genere in ogni politica, per assicurare trasparenza ed equità nel processo di ricerca e innovazione c’è poco da discutere…
Infine, la Commissione ha precisato che il progetto AEQUITAS è stato selezionato in modo trasparente all’interno di un bando specifico intitolato “Contrastare i pregiudizi di genere, di razza e di altro tipo nell’IA”, inserito nel programma di lavoro 2021-2022. “Questi piani operativi – spiega l’esponente dell’Esecutivo von der Leyen – nascono da consultazioni che coinvolgono direttamente gli Stati membri, gli esperti del settore e i portatori di interesse, seguendo fedelmente gli obiettivi generali stabiliti dal Consiglio dell’Unione Europea”.
Lo scontro politico sulla neutralità della tecnologia.
Nonostante le rassicurazioni di Bruxelles, il dibattito resta aperto e fotografa la crescente spaccatura politica sulla governance degli algoritmi. Da un lato, la Commissione Europea e l’ala progressista considerano la correzione dei bias, ovvero i pregiudizi sistematici inseriti nei dati, un atto di civiltà e di giustizia sociale necessario per evitare che le macchine perpetuino le discriminazioni del passato.
Dall’altro lato, i critici sollevano una questione di neutralità della scienza, temendo che la correzione automatica degli algoritmi non sia un’operazione tecnica neutra, ma l’imposizione di un’agenda politica e ideologica per via tecnologica. Il timore espresso è che, nel tentativo di eliminare il pregiudizio, si finisca per creare guardrail così stringenti da penalizzare il pluralismo scientifico e la libertà di espressione all’interno dello spazio digitale europeo.
foto rappresentanza Commissione in Italia
