Aldo Scardella, morto innocente in cella: una ferita aperta nella storia della giustizia italiana
Aveva 25 anni, era uno studente universitario e non aveva nulla da nascondere. Eppure Aldo Scardella è morto da innocente, il 2 luglio 1986, in una cella di isolamento del carcere di Buoncammino a Cagliari, dopo 185 giorni di detenzione preventiva. La sua vicenda resta uno dei casi più drammatici e simbolici di errore giudiziario nella storia italiana, una pagina nera che ancora oggi interroga le coscienze e le istituzioni.
Nato a Cagliari il 9 gennaio 1961, Scardella frequentava la Facoltà di Economia e Commercio quando, il 29 dicembre 1985, venne arrestato con l’accusa di essere coinvolto nell’omicidio dell’imprenditore Giovanni Battista Pinna, ucciso durante una rapina al supermercato Bevimarket pochi giorni prima, il 23 dicembre. L’impianto accusatorio si basava su indizi fragilissimi: un passamontagna trovato in un giardino vicino al palazzo in cui abitava e una presunta compatibilità territoriale con la fuga dei rapinatori. Nessuna prova concreta, nessun riscontro scientifico. Le perizie furono tutte negative, compresa quella sul passamontagna e il test del guanto di paraffina. Eppure, per la Procura, quegli elementi bastarono a parlare di “sufficienti indizi di colpevolezza”.
Da quel momento iniziò un calvario. Scardella venne rinchiuso nel carcere di Buoncammino e successivamente trasferito in isolamento a Oristano. Per giorni la famiglia non seppe nemmeno dove fosse detenuto; per una settimana gli fu impedito di nominare un avvocato. Non poté mai incontrare il suo legale e restò completamente isolato: nessun contatto con altri detenuti, nessuna partecipazione alla vita del carcere, neppure alla messa di Pasqua. I familiari riuscirono a vederlo solo dopo quattro mesi, il 10 aprile 1986, quando venne riportato a Cagliari.
Il 2 luglio Aldo Scardella venne trovato morto nella sua cella. Accanto a sé lasciò un biglietto che ancora oggi pesa come un macigno: “Muoio innocente”. L’autopsia aggiunse nuovi interrogativi a una vicenda già carica di ombre: nel suo corpo fu rilevata la presenza di metadone, nonostante non risultasse alcuna terapia prescritta nelle cartelle cliniche del carcere. Nel referto comparvero dosaggi riferiti a una cura mai documentata.
Solo dieci anni dopo, nel 1996, le indagini sull’omicidio Pinna portarono ai responsabili individuati in Walter Camba e Adriano Peddio, appartenenti alla banda di Is Mirrionis e già noti alle forze dell’ordine. Troppo tardi per restituire la vita ad Aldo Scardella.
All’epoca dei fatti, la sua morte scosse profondamente l’opinione pubblica, già segnata negli anni Ottanta da altri clamorosi casi di malagiustizia. Tra coloro che si interessarono alla sua storia ci fu anche Enzo Tortora, lui stesso vittima di un errore giudiziario. Il 23 settembre 1986, pochi mesi dopo l’assoluzione definitiva, Tortora fece la sua prima uscita pubblica proprio per rendere omaggio alla tomba di Scardella nel cimitero di San Michele.
Negli anni la vicenda di Aldo Scardella è stata raccontata in libri, documentari e spettacoli teatrali, come il film “185 giorni” di Paolo Carboni. Il Comune di Cagliari gli ha intitolato una piazza nel quartiere Fonsarda, ma su quella targa, inaugurata nel 2008, compaiono solo nome e date. Nessun riferimento alla verità della sua storia.
Per questo, nel 2024, il fratello Cristiano Scardella aveva rivolto un appello accorato al sindaco di Cagliari, chiedendo di incidere sulla targa una semplice, durissima verità: “Vittima di errore giudiziario”. Un gesto di memoria e di giustizia simbolica, sostenuto anche da una proposta formale presentata in Consiglio comunale dal consigliere Marcello Corrias.
La sua storia, riconosciuta come errore irreparabile anche in una lettera inviata alla famiglia dalla Presidenza della Repubblica ai tempi di Giorgio Napolitano, resta un monito potente. Non contro la giustizia in sé, ma contro i suoi fallimenti. Perché, come ricorda lo stesso fratello di Scardella, le cui dichiarazioni sono state riprese in un articolo di Giovanni Terzi, “Dietro le sbarre da innocente: Aldo ucciso dalla giustizia”, “Aldo Scardella è stato ucciso dalla giustizia”.
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