11 Giugno 2026
Europa

Albania, polemiche per il maxi resort legato al genero di Trump, Jared Kushner

Le autorità anticorruzione albanesi hanno aperto un’indagine sul controverso progetto turistico di lusso riconducibile a Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, mentre nel Paese aumentano le proteste di cittadini e associazioni ambientaliste contro quello che viene definito uno dei più grandi interventi edilizi mai previsti lungo la costa adriatica albanese.

L’inchiesta è stata avviata dalla Procura speciale anticorruzione albanese (SPAK), che sta esaminando le modifiche normative e catastali approvate nel 2024 e che hanno consentito l’apertura allo sviluppo turistico di aree fino a quel momento sottoposte a tutela ambientale.

Al centro della vicenda il progetto turistico nell’isola di Sazan e centinaia di ettari del complesso naturalistico di Vjosa-Narta, una delle zone umide costiere più importanti dei Balcani.

Il progetto, promosso dal fondo d’investimento Affinity Partners guidato da Kushner, prevede la realizzazione di un grande polo turistico di lusso con circa 10.000 camere alberghiere e un investimento stimato in circa 4 miliardi di dollari.

Kushner, oltre a guidare una vasta attività immobiliare internazionale, ricopre attualmente anche il ruolo di inviato speciale della Casa Bianca per la pace ed è coinvolto nei negoziati diplomatici relativi a Gaza, Iran e Ucraina. Una sovrapposizione tra interessi economici e incarichi politici che ha alimentato interrogativi e critiche da parte dell’opposizione e delle organizzazioni civiche.

Lo scorso agosto l’imprenditore aveva presentato pubblicamente il progetto, mentre nei primi mesi del 2026 aveva visitato l’area insieme alla moglie Ivanka Trump. Il primo ministro albanese Edi Rama ha confermato che le trattative con gli investitori sono ancora in corso.

Intervenendo in Parlamento, Rama ha respinto le accuse secondo cui il progetto interesserebbe una riserva naturale protetta, sottolineando che il piano definitivo non è stato ancora presentato e che la valutazione d’impatto ambientale non è stata completata.

Nel frattempo, la contestazione sociale continua ad ampliarsi. Migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana sotto lo slogan “l’Albania non è in vendita”, chiedendo lo stop al progetto, la tutela delle aree protette e, in alcuni casi, le dimissioni del premier.

Le proteste si sono intensificate dopo l’installazione di lunghe recinzioni sormontate da filo spinato nell’area di Zvernec, vicino a Valona, che hanno limitato l’accesso alle spiagge da parte di residenti e turisti.

Durante le manifestazioni dello scorso fine settimana si sono verificati scontri tra attivisti e personale di sicurezza privata incaricato di sorvegliare il sito. Alcuni video diffusi sui social mostrano presunte aggressioni ai danni dei manifestanti. Le autorità hanno successivamente revocato le licenze a due società di vigilanza privata, arrestato una guardia giurata e sospeso il capo della polizia locale.

Le organizzazioni ambientaliste sostengono che il progetto rischi di compromettere uno degli ecosistemi costieri più delicati dell’Albania.

Il governo, dal canto suo, difende l’iniziativa come parte di una più ampia strategia per attrarre investimenti stranieri e sviluppare il turismo di lusso, settore considerato cruciale per la crescita economica del Paese.

La vicenda assume inoltre una dimensione europea. L’Albania punta infatti ad aderire all’Unione europea entro il 2030 e ha recentemente aperto tutti i capitoli negoziali previsti dal processo di adesione. In questo contesto, l’indagine della SPAK , organismo nato nel 2019 con il sostegno dell’UE e degli Stati Uniti e oggi considerato una delle istituzioni più credibili del Paese , viene osservata con particolare attenzione sia a Bruxelles sia dagli investitori internazionali.

foto Kremlin.ru