Albania e UE: zero progressi sui principi fondamentali
Fondi europei dirottati, elezioni non pienamente libere, una magistratura sotto pressione politica e demolizioni arbitrarie di proprietà private. È il quadro che l’eurodeputato greco Emmanouil Fragkos dipinge dell’Albania nell’interrogazione scritta presentata alla Commissione europea, chiedendo conto della coerenza tra lo Stato di diritto nel paese balcanico e il proseguimento del suo cammino verso l’adesione all’Unione.
Le accuse: dai fondi IPARD alle demolizioni delle case della minoranza greca.
Il punto di partenza è il rapporto OLAF 2023, che ha certificato l’uso illecito di 33 milioni di euro di fondi europei nell’ambito del programma IPARD II, destinato allo sviluppo agricolo e rurale. La conseguenza è stata l’esclusione dell’Albania dall’accesso a IPARD III , una sanzione concreta, ma che secondo Fragkos non ha prodotto alcuna vera discontinuità politica.
Sul fronte elettorale, le elezioni parlamentari del 2025, pur formalmente libere, sarebbero state caratterizzate da un utilizzo improprio di risorse pubbliche, condizioni di campagna squilibrate e dalla sistematica mancata attuazione delle raccomandazioni dell’OSCE/ODIHR, in particolare quelle relative all’indipendenza e al pluralismo dei media.
Ancora più grave, secondo l’eurodeputato, la situazione della magistratura: le riforme giudiziarie continuerebbero a essere compromesse dall’interferenza politica del governo Rama, da una cronica carenza di personale qualificato e dal ripetuto mancato rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale.
A chiudere il quadro, le segnalazioni di demolizioni selettive e improvvise di proprietà private , incluse abitazioni con regolari permessi edilizi e luoghi di culto , senza previa tutela giudiziaria. Pratiche che, secondo Fragkos, colpirebbero in modo sistematico la minoranza etnica greca dell’Epiro settentrionale, in continuità con comportamenti già documentati in passato e che mettono in discussione la separazione dei poteri, il diritto di proprietà e l’accesso effettivo alla giustizia.
Le domande all’Europa.
L’eurodeputato ha poi posto due domande alla Commissione von deer Leyen: “Come si giustifica la prosecuzione del processo di adesione in assenza di condizionalità rigide e misurabili, di fronte a violazioni ripetute dei principi fondamentali europei? E quali misure concrete e vincolanti intende adottare Bruxelles per garantire che i finanziamenti, i processi elettorali e la tutela della proprietà siano davvero collegati a conseguenze reali, e non a mere raccomandazioni?”.
La risposta della Commissione: “Monitoraggio sì, sanzioni no”.
Difficile l’applicazione di sanzioni verso il governo di Tirana. A suggerirlo è la commissaria Marta Kos, intervenuta sulla questione a nome dell’Esecutivo europeo: “Nel Rapporto di progressi sull’Albania 2025, la Commissione riconosce che il quadro giuridico albanese offre una base generalmente buona per la tutela dei diritti fondamentali, citando come risultati positivi l’adozione di una nuova legge sulla protezione dei dati personali e di una normativa sui diritti delle minoranze nazionali”.
Sulle elezioni del 2025, Bruxelles ha poi affermato di aver seguito da vicino i lavori dell’ODIHR e di continuare a monitorare l’adozione di ulteriori riforme elettorali, comprese quelle ancora inevase dai cicli precedenti. “Sul piano pratico – aggiunge la Kos – la Commissione proseguirà con l’assistenza tecnica mirata, in particolare al Comitato centrale elettorale, e con il sostegno alla società civile nel monitoraggio del finanziamento delle campagne”.
Quanto ai diritti di proprietà, la Commissione si limita a confermare che il tema “fa parte del cluster dei fondamentali per l’adesione all’Ue” e che il suo sviluppo è sotto osservazione.
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