Al Consiglio regionale della Sardegna lavorano 68 persone nei gruppi politici.
Nel 2024, il Consiglio regionale della Sardegna ha impiegato complessivamente 72 persone con contratti a tempo determinato, distribuite tra gli uffici della Presidenza (4 unità a tempo non determinato) e ben 68 nei Gruppi consiliari. Numeri che, se non fosse per la mancanza di trasparenza sui nomi e sui CV (che mancano nell’area Amministrazione trasparente del Palazzo di via Roma) e la risibile produzione legislativa dei “magnifici 60”, non desterebbero, in un contesto politico-burocratico sano, particolare scalpore.
In Consiglio, invece, capita che mentre si chiede alle organizzazioni beneficiarie dei contributi (fino a 5 mila euro) banditi dalla Presidenza della Regione di mettere tutto nero su bianco per la pubblicazione sul sito istituzionale, la stessa solerzia non venga applicata ai beneficiari dei cosiddetti emendamenti puntuali — quest’anno erogati per circa 240 milioni di euro tra lobbisti e portatori di voti — e, naturalmente, ai profili professionai dei collaboratori degli “onorevoli”. E, per certi versi, vista la provenienza e le “capacità legislative”, l’assenza di trasparenza potrebbe risparmiare qualche imbarazzo…
Collaboratori della Presidenza: quattro contratti diretti.
Negli uffici di diretta collaborazione con gli organi politici della XVI legislatura risultano attivi quattro contratti: un segretario particolare del Presidente, un addetto stampa, un consulente e un collaboratore di segreteria. Tutte figure, come di consueto, assunte con incarichi fiduciari, senza procedure concorsuali. E’ la politica bellezza!
Nei Gruppi consiliari 68 assunzioni a termine.
Più consistente il numero del personale impiegato nei Gruppi consiliari, dove risultano 68 contratti a tempo determinato: 10 inquadrati nell’area B, 35 nell’area C e 23 nell’area D.
Nessun contratto a tempo determinato, invece, risulta attivo presso gli uffici amministrativi del Consiglio regionale.
Trasparenza parziale: nessuna traccia di curricula o procedure di selezione.
Nonostante la pubblicazione dei dati numerici, non sono disponibili informazioni sui curricula, sulle modalità di selezione o sui criteri di reclutamento del personale a tempo determinato.
Di fatto, ogni gruppo politico e ogni organo di vertice sceglie in autonomia i propri collaboratori “per intuitu personae”, cioè in base a un rapporto fiduciario diretto. In molti casi le nomine finiscono per coinvolgere amici, collaboratori di partito, trombati alle elezioni, o fedelissimi di lungo corso, alimentando polemiche su trasparenza e meritocrazia.
Chissà che fine hanno fatto quelli che volevano aprire l’aula legislativa come una “scatoletta di tonno”…
Un sistema opaco che resiste alle richieste di trasparenza.
Nonostante le raccomandazioni sulla trasparenza nella pubblica amministrazione e la necessità di rendere pubblici i curricula dei collaboratori, la prassi delle scelte personali e discrezionali rimane dominante. E, nel Consiglio regionale sardo, come in molte altre assemblee locali, il sistema dei collaboratori “fiduciari” continua così a rappresentare una zona grigia della politica, difficilmente controllabile e ancora lontana da criteri di selezione basati su competenze e merito.
Infine, perché i curricula dei collaboratori dei gruppi consiliari — che dovrebbero fornire supporto tecnico e legislativo ai consiglieri regionali — devono restare segreti? E se tra loro si celassero persone legate a gruppi di pressione locali, in grado di orientare l’attività di ogni singolo consigliere di via Roma, si potrebbe davvero parlare di trasparenza? Pensiamo, per esempio, al campo energetico o sanitario.
In un’Aula legislativa, chi ricopre incarichi così delicati dovrebbe rendere pubblici non solo il proprio percorso formativo e professionale, ma anche la situazione patrimoniale degli ultimi cinque anni, a garanzia della correttezza e dell’imparzialità del proprio operato.
