Agcom multa Cloudflare per oltre 14 milioni di euro: violata la normativa antipirateria.
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha inflitto una sanzione superiore a 14 milioni di euro alla società Cloudflare Inc. per violazione delle norme antipirateria.
La sanzione conclude un procedimento avviato a seguito dell’inottemperanza da parte di Cloudflare a un ordine precedentemente impartito dall’Agcom con la delibera n. 49/25/CONS del 18 febbraio 2025. In quell’occasione, l’Autorità aveva intimato alla società di disabilitare l’accesso a una serie di contenuti pirata, in applicazione della legge antipirateria n. 93/2023.
In particolare, Cloudflare, in qualità di fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente, era stata chiamata a disabilitare la risoluzione DNS dei nomi di dominio e l’instradamento del traffico di rete verso specifici indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield. In alternativa, la società avrebbe dovuto adottare misure tecnologiche e organizzative idonee a rendere non fruibili tali contenuti agli utenti finali.
Secondo quanto accertato dall’Autorità, Cloudflare ha continuato a non adottare alcuna misura efficace per contrastare l’uso dei propri servizi nella diffusione di contenuti illeciti, anche dopo la notifica formale dell’ordine. La normativa prevede, in casi di mancata ottemperanza agli ordini dell’Agcom in materia di tutela del diritto d’autore, l’irrogazione di sanzioni fino al 2% del fatturato dell’ultimo esercizio chiuso prima della contestazione. Alla società è stata quindi applicata una sanzione pari all’1% del fatturato globale.
Il provvedimento riveste un rilievo particolare anche per il ruolo svolto da Cloudflare nel panorama digitale: una quota molto elevata dei siti bloccati dall’Agcom in applicazione del regolamento sulla tutela del diritto d’autore online utilizza infatti i servizi offerti dalla società per la diffusione illecita di opere protette.
Dalla sua introduzione, nel febbraio 2024, la piattaforma Piracy Shield ha consentito la disabilitazione di oltre 65 mila nomi di dominio (FQDN) e circa 14 mila indirizzi IP utilizzati per la fruizione di contenuti illeciti.
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