Afghanistan: il Parlamento europeo chiede di sbloccare gli aiuti e di porre fine all’“apartheid di genere”.
L’Europarlamento esorta la Commissione e gli Stati membri a rafforzare l’assistenza umanitaria alle vittime del terremoto in Afghanistan, denunciando le politiche discriminatorie dei Talebani come un crimine contro l’umanità.
Il Parlamento chiede un intervento d’emergenza più incisivo.
Con 504 voti a favore, 74 contrari e 30 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede di intensificare gli aiuti umanitari destinati alle province afghane di Kunar e Nangarhar, duramente colpite dal terremoto del 31 agosto 2025.
I deputati europei esprimono profonda preoccupazione per la situazione umanitaria e sollecitano la Commissione a incrementare con urgenza il sostegno ai bisogni di base della popolazione. I tagli agli aiuti internazionali, si legge nel testo, hanno aggravato la crisi, lasciando intere comunità senza assistenza.
“Crimine contro l’umanità”: le restrizioni dei Talebani sotto accusa.
L’Europarlamento condanna con forza il regime talebano, accusandolo di aver deliberatamente abbandonato donne e bambine colpite dal sisma, definendo questa condotta un vero e proprio “crimine contro l’umanità”.
A causa delle severe restrizioni imposte dai Talebani sull’assistenza femminile, molte vittime non hanno potuto ricevere aiuti. I deputati chiedono dunque la rimozione immediata di ogni ostacolo alla distribuzione di soccorsi e invitano l’UE a collaborare con partner regionali e ONG affidabili per bypassare le interferenze del regime.
L’Eurocamera denuncia l’apartheid di genere.
Il Parlamento europeo condanna le politiche discriminatorie che negano alle donne afghane l’accesso a istruzione, sanità e lavoro, qualificandole come “apartheid di genere”.
Gli eurodeputati chiedono che la comunità internazionale riconosca formalmente il gender apartheid come crimine contro l’umanità, e sollecitano i Talebani a revocare immediatamente i divieti che impediscono alle donne di lavorare nelle organizzazioni umanitarie e civili.
La risoluzione critica inoltre la chiusura totale di internet disposta di recente dal regime, che ha provocato un blackout informativo e sociale nel Paese.
Rafforzare le sanzioni e isolare i responsabili.
Oltre alle denunce, l’Europarlamento chiede di aumentare la pressione internazionale sui leader talebani, proponendo sanzioni mirate, congelamento dei beni e divieti di viaggio contro i responsabili di violazioni dei diritti umani.
Gli eurodeputati invitano anche l’UE e gli Stati membri a non riprendere contatti diplomatici con il regime fino a quando non saranno rispettati i diritti fondamentali, in particolare quelli delle donne e delle minoranze etniche.
Proteggere attivisti e difensori dei diritti umani.
Un’ulteriore preoccupazione riguarda i difensori dei diritti umani, i giornalisti e le figure pubbliche che avevano sostenuto il processo democratico in Afghanistan.
Molti di loro si trovano bloccati in Pakistan in attesa che l’UE esamini le loro richieste d’asilo, mentre le deportazioni forzate verso l’Afghanistan li espongono a gravi rischi. Il Parlamento chiede quindi agli Stati membri di accelerare le procedure e di garantire protezione effettiva a queste persone.
Un Paese piegato dal terremoto e dall’isolamento.
Il sisma del 31 agosto 2025, di magnitudo 6.0, ha devastato la provincia orientale di Kunar, provocando oltre 2.200 morti, migliaia di feriti e la distruzione di oltre 6.700 abitazioni.
L’Unione europea e i suoi Stati membri restano tra i principali donatori internazionali per l’Afghanistan: nel 2025 hanno già stanziato 161 milioni di euro in aiuti umanitari, a cui si aggiungono 1 milione di euro in fondi d’emergenza per le vittime del terremoto.
Un appello politico e morale.
Con questa risoluzione, il Parlamento europeo ribadisce che l’assistenza umanitaria non può essere ostaggio di un regime che nega diritti fondamentali alle donne.
Il messaggio agli Stati membri e alla Commissione è chiaro: nessun aiuto può dirsi completo se non raggiunge tutti, e nessuna pace è possibile finché in Afghanistan persiste un apartheid di genere.
foto © UNICEF/UN0648262/Bidel
