13 Aprile 2026
Politica

Affitti brevi, base giuridica e limiti delle nuove misure europee

La futura disciplina europea sugli affitti di breve durata torna al centro del dibattito politico a Bruxelles. Un’interrogazione scritta presentata da Paolo Borchia (PfE), ai sensi dell’articolo 144 del regolamento del Parlamento europeo, solleva dubbi sulla base giuridica, sulla proporzionalità e sul rispetto del principio di sussidiarietà delle misure annunciate dalla Commissione.

Al centro della questione il regolamento (UE) 2024/1028, che ha introdotto un sistema europeo di raccolta e condivisione dei dati relativi agli affitti brevi, includendo informazioni su host, immobili e numero di notti prenotate. Secondo l’interrogazione, questa infrastruttura informativa – pur giustificata da finalità statistiche e di monitoraggio – potrebbe rappresentare il primo passo verso futuri vincoli sostanziali all’utilizzo della proprietà privata.

Nel testo vengono richiamati possibili profili di criticità rispetto alla tutela dei dati personali prevista dal GDPR, nonché alla libertà d’impresa e al diritto di proprietà sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Il nodo delle competenze UE in materia abitativa.

L’interrogazione si inserisce nel contesto dell’annunciato “Piano per l’edilizia accessibile”, con cui la Commissione europea intende presentare entro il 2026 nuove misure sugli affitti a breve termine, incluse eventuali soglie massime di notti affittabili e restrizioni nelle aree considerate sotto pressione abitativa.

Un’impostazione che solleva interrogativi sulla competenza dell’Unione in materia di politiche abitative e urbanistiche, tradizionalmente di competenza nazionale, come previsto dall’articolo 5 del Trattato sull’Unione europea.

La risposta della Commissione.

Nella risposta firmata dal commissario Dan Jørgensen a nome dell’Esecutivo europeo, la Commissione riconosce da un lato i benefici degli affitti a breve termine – maggiore offerta per i consumatori, redditi aggiuntivi per i locatori, incentivi alla ristrutturazione degli immobili e impatti positivi su turismo, occupazione e crescita economica.

Allo stesso tempo, Bruxelles evidenzia che in alcune aree urbane e turistiche la rapida espansione del settore, combinata con una crescita limitata dell’offerta abitativa, può contribuire ad aumentare la pressione sul mercato immobiliare. In determinate città europee, si sottolinea, la quota di alloggi destinati agli affitti brevi può arrivare fino al 20% dello stock abitativo, con effetti sui livelli dei prezzi.

La Commissione precisa tuttavia che la carenza di alloggi a prezzi accessibili è attribuibile principalmente a fattori strutturali più ampi, mentre l’impatto degli affitti brevi risulta significativo solo in specifici contesti locali.

Verso una nuova iniziativa europea.

Nel quadro del piano europeo per l’edilizia accessibile, la Commissione conferma l’intenzione di presentare una nuova iniziativa legislativa sugli affitti a breve termine, che costituirà una componente centrale della futura normativa sugli alloggi.

L’obiettivo dichiarato è consentire alle autorità pubbliche di adottare misure “giustificate e proporzionate” nelle aree soggette a tensioni abitative, affrontando al contempo temi come la tutela dei consumatori e la distinzione tra locatori professionali e non professionali.

Bruxelles ribadisce infine che ogni futura proposta sarà sviluppata nel rispetto delle competenze attribuite dai Trattati, nonché dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, lasciando aperto il confronto politico e istituzionale su un dossier destinato a incidere direttamente sui mercati immobiliari nazionali.

foto Hans da Pixabay.com