Aeroporto di Cagliari-Elmas, il monopolio privato condannerà la Sardegna?
C’è un filo che collega la crisi dell’aeroporto di Alghero-Fertilia all’ipotesi oggi sul tavolo per lo scalo di Cagliari-Elmas. Un filo fatto di privatizzazioni, logiche speculative e territori lasciati senza voce in capitolo. A tracciarlo con nettezza è Tore Piana, ex consigliere regionale della Sardegna, che lancia un avvertimento preciso alla Regione: cedere il controllo dell’aeroporto del capoluogo alla stessa società che già gestisce gli altri scali sardi significherebbe costruire un monopolio di fatto sull’intera infrastruttura aerea dell’isola, con conseguenze che i sardi pagherebbero sulla propria pelle.
Il precedente di Alghero.
Il punto di partenza, per Piana, è inequivocabile. “La scelta della Regione di vendere l’aeroporto di Alghero è stato un errore gravissimo, pagato caro dal territorio, dai lavoratori, dal turismo e dall’intero Nord Ovest della Sardegna”. Quello scalo, un tempo snodo vitale per una delle zone a maggiore vocazione turistica dell’isola, ha visto ridursi progressivamente i collegamenti, con ricadute dirette sull’economia locale e sull’occupazione. Un caso di scuola, secondo l’ex consigliere, di come la privatizzazione applicata a infrastrutture strategiche non produca automaticamente efficienza, ma molto spesso l’effetto opposto.
Il rischio per Cagliari.
È su questo sfondo che si staglia l’ipotesi di portare anche l’aeroporto di Cagliari sotto il controllo della medesima società di gestione. Un’operazione che, se realizzata, consegnerebbe a un unico soggetto privato le redini di tre scali strategici dell’isola. “I monopoli non lavorano mai nell’interesse dei cittadini”, avverte Piana, “ma nell’interesse di pochi soggetti privati. Il risultato è sempre lo stesso: tariffe più alte, meno concorrenza, meno servizi e meno tutele”.
Per Cagliari le implicazioni sarebbero concrete e immediate. Lo scalo di Elmas è il principale punto di accesso all’isola, con milioni di passeggeri l’anno, una funzione cruciale per la continuità territoriale e un peso determinante sull’intera economia regionale. Perdere la leva pubblica su quello snodo non significherebbe soltanto cedere quote societarie: significherebbe affidare a logiche di mercato, e di profitto, decisioni che incidono direttamente sulle rotte disponibili, sui prezzi dei biglietti, sulla qualità dei servizi e, in ultima analisi, sul diritto dei sardi a muoversi da e verso l’isola a condizioni eque.
Mobilità come diritto, non come lusso.
Il ragionamento di Piana poggia su una premessa che considera non negoziabile: per un’isola, il trasporto aereo e quello navale non sono settori ordinari. “La mobilità non è un lusso ma un diritto fondamentale”, scrive l’ex consigliere, rivendicando la necessità che il pubblico mantenga “il controllo, o quantomeno un ruolo forte di indirizzo e vigilanza” su infrastrutture che incidono su continuità territoriale, occupazione e coesione sociale. Una posizione che non esclude il coinvolgimento dei privati in linea di principio, ma che rifiuta il modello in cui “il pubblico abdica completamente al proprio ruolo”.
Consegnare Cagliari-Elmas alle stesse logiche che hanno ridimensionato Alghero vorrebbe dire, nella visione di Piana, condannare la Sardegna a subire scelte prese altrove, da soggetti il cui interesse primario non è lo sviluppo dell’isola ma la redditività dell’investimento. Con i costi, in termini di rotte cancellate, tariffe gonfiate e servizi tagliati , scaricati come sempre sulle imprese locali, sui lavoratori e sulle comunità più periferiche.
La conclusione è un appello diretto all’istituzione regionale: fermarsi, prima che l’errore diventi irreversibile. “La Regione non ripeta gli errori del passato. Difenda l’interesse pubblico e il diritto dei sardi a collegamenti equi, accessibili e realmente funzionali allo sviluppo dell’isola”.
