Aeroporti sardi, un’operazione piena di falle: conflitti d’interesse, ruolo pubblico residuale e opacità che imbarazzano (poco) la maggioranza
C’è un’operazione in corso sulla testa dei sardi che riguarda il futuro dei loro aeroporti, e più la si guarda da vicino, più emergono crepe difficili da ignorare. Non si tratta soltanto di una scelta di politica industriale discutibile , cedere il controllo degli scali di Cagliari, Olbia e Alghero a un unico soggetto prevalentemente privato , ma di un percorso segnato da conflitti d’interesse, opacità nelle procedure e un ruolo pubblico così residuale da rendere sostanzialmente vuote le rassicurazioni della Giunta Todde.
La seduta in Commissione.
Il 7 maggio scorso la IV Commissione del Consiglio regionale della Sardegna ha convocato in audizione l’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Manca, sul tema della cosiddetta “rete aeroportuale sarda”. Sul tavolo c’era il Term Sheet non vincolante approvato dalla Giunta, condiviso con F2i Ligantia e la Camera di commercio di Cagliari-Oristano, che definisce i termini economici e contrattuali dell’integrazione industriale dei tre scali. L’accordo vincolante dovrà essere firmato entro il 30 settembre 2026.
L’assessora ha difeso l’operazione come “un passaggio strategico per il futuro del sistema aeroportuale sardo”, capace di costruire una governance integrata a vantaggio di competitività, investimenti e continuità territoriale. Ha precisato che il documento attuale “non produce effetti vincolanti” e che il perfezionamento dell’accordo sarà subordinato ai pareri di AGCM, Ministero dei Trasporti e Corte dei Conti. Ha inoltre assicurato che la Regione manterrà “un ruolo centrale” nell’operazione. Da chiedersi come sarà possibile con il 9,25% delle quote…
Ma è proprio su questo punto che l’opposizione ha incalzato con più forza. A fronte di un investimento regionale di soli 30 milioni di euro in un soggetto prevalentemente privato, in che modo la Regione potrà realmente incidere sulle scelte strategiche del nuovo ente? Con una quota minoritaria, il “ruolo centrale” evocato dall’assessora rischia di essere una formula retorica priva di sostanza. “Il problema non è la creazione della rete aeroportuale”, hanno chiarito i consiglieri di minoranza, “ma il ruolo troppo debole del pubblico rispetto al privato”. Un pubblico che investe risorse dei sardi senza avere la leva decisionale per tutelarne gli interessi.
Il conflitto d’interesse nell’ombra.
Ma la questione che getta l’ombra più lunga sull’intera operazione è emersa nel corso della stessa seduta, quando il consigliere Paolo Truzzu (FdI) ha sollevato un punto che l’assessora non ha ritenuto di voler commentare.
A novembre 2024, l’Assessorato ai Trasporti aveva affidato con incarico diretto , senza gara , allo studio milanese LCA Studio Legale il ruolo di advisor giuridico ed economico dell’operazione, per un valore di 139.344,96 euro più IVA. LCA, a sua volta, aveva subappaltato la parte economica, contabile e finanziaria dell’analisi alla società cagliaritana Cocker Advisory, subappalto regolarmente autorizzato dalla Regione nel giugno 2026.
Il problema è chi si cela dietro Cocker Advisory. Il 76% delle quote di quella società è detenuto dal commercialista Giovanni Mocci. Lo stesso Giovanni Mocci che la Giunta Todde, su proposta della stessa assessora ai Trasporti, aveva nominato nel luglio scorso amministratore unico di ARST, la società di trasporto pubblico interamente controllata dalla Regione Sardegna.
Il cortocircuito è lampante: la Regione affida senza gara una valutazione su una delle operazioni più delicate e controverse della legislatura; l’advisor incaricato subappalta la parte economicamente più sostanziale a una società il cui titolare è stato appena insediato dalla stessa Giunta al vertice di un ente regionale. La terzietà dell’analisi , condizione minima di qualsiasi valutazione credibile su un’infrastruttura pubblica strategica , è compromessa alla radice. All’assessora Manca è stata posta la domanda direttamente. Non ha risposto.
Alla Camera di Commercio di Cagliari e Oristano (presieduta ancora da Maurizio De Pascale), nel corso della presentazione del Libro bianco sulle priorità infrastrutturali della Sardegna, non era mancata (provare per credere) una narrazione a sostegno dell’operazione di privatizzazione dello scalo di Cagliari-Elmas.
Le conseguenze politiche.
Questa vicenda non è soltanto un problema di correttezza procedurale. È un problema politico di prima grandezza per il centrosinistra sardo. La Giunta Todde si era presentata ai sardi con un profilo di discontinuità, trasparenza e difesa dell’interesse pubblico. Eppure, sull’operazione aeroportuale, si trovano sommate alcune delle pratiche più criticate della politica regionale: affidamenti diretti senza gara, subappalti a soggetti contigui, incarichi che si sovrappongono in modo imbarazzante, e una quota pubblica così esigua da rendere poco credibile qualsiasi rivendicazione di controllo sui destini degli scali.
