15 Aprile 2026
Politica

Aeroporti sardi, Todde e il “programma elettorale”

C’è una pagina del programma elettorale di Alessandra Todde che vale la pena rileggere con attenzione, oggi che la presidente della Regione Sardegna annuncia di voler costruire una holding unica per la gestione degli aeroporti dell’isola, Cagliari, Olbia e Alghero, con la partecipazione del fondo privato di investimento Ligantia F2i.

A pagina 136, il programma elettorale dell’allora candidata del centrosinistra, recitava nel 2023 che per l’attuazione di un efficiente sistema di governance delle società aeroportuali e di una rete degli aeroporti sardi, “il compito dell’amministrazione regionale è quello di stabilire indirizzi e strategie per gli utenti e controllare l’efficienza della gestione aeroportuale al fine di perseguire l’interesse pubblico alla mobilità, alla corretta gestione delle risorse pubbliche e alla crescita delle infrastrutture”.

Parole chiare. Il ruolo della Regione era quello di controllore, garante dell’interesse pubblico, arbitro della mobilità dei sardi. Oggi, si parla di Regione come socio di minoranza in una holding privata con una quota azionaria “poco sotto il 10%”. Una partecipazione, come più volte richiamato dalle associazioni di categoria in Sardegna, che porterà l’Ente regionale ad avere una posizione marginale nelle future scelte.

La gestione unica c’era nel programma. Ma quale gestione?

Todde e i segretari dei partiti della (sgangherata) coalizione si sono incontrati ieri in viale Trento e hanno convenuto che “la gestione unica è nel nostro programma di governo”. Formalmente è vero. L’idea di una rete aeroportuale integrata era presente nel documento elettorale. Ma tra una rete pubblica coordinata dalla Regione e una holding privata in cui l’ente pubblico entra con meno del 10%, ruolo di fatto marginale, senza golden share né reale potere di indirizzo, la differenza non è di dettaglio. È sostanziale.

Una quota inferiore al 10% non garantisce alla Regione alcun potere reale nelle assemblee societarie. Non consente di bloccare decisioni strategiche. Non assicura che l’interesse pubblico alla mobilità (quello evocato a pagina 136 del programma), prevalga sulle logiche di rendimento del capitale privato.

Un anno e mezzo di trattative riservate.

Ciò che stupisce, oltre al merito, è il metodo. Todde ha riferito agli alleati di lavorare con Ligantia F2i da un anno e mezzo per negoziare i dettagli della partecipazione pubblica. Un anno e mezzo di trattative con un fondo privato, condotte senza che i partner di coalizione, né tantomeno i cittadini sardi, ne fossero compiutamente informati. La delibera di giunta che formalizzerà l’avvio del percorso potrebbe arrivare da un giorno all’altro, con l’obiettivo di chiudere l’operazione entro settembre.

È questo il modello di “corretta gestione delle risorse pubbliche” promesso in campagna elettorale?

Il PD e il prezzo della coesione.

Una lettura politica della vicenda, suggerita in più occasioni da alcune sigle di categoria, impone una domanda ulteriore, scomoda ma necessaria: questa operazione è davvero la traduzione del programma elettorale, o è piuttosto il prezzo pagato per tenere unita la coalizione? Il Partito Democratico sardo ha una storia consolidata sul dossier aeroportuale e sembra aver spinto con decisione verso l’ingresso di Ligantia nella futura holding. Se così fosse, saremmo di fronte a una scelta politica legittima, ma che andrebbe chiamata con il suo nome: una concessione agli alleati, non l’attuazione di un mandato popolare.

Non tutti, nel centrosinistra sardo, sembrano convinti. Sinistra Futura frena, chiede tempo, vuole visionare i documenti. Non è stato deciso nulla, dicono. Una posizione che suona come un campanello d’allarme dentro la stessa maggioranza: se persino gli alleati chiedono trasparenza sui documenti, significa che il processo decisionale fin qui non è stato sufficientemente aperto e partecipato.

Rispondere con onestà alla domanda iniziale (la dichiarazione di oggi è coerente con il programma elettorale del 2023?) richiede di distinguere tra la lettera e lo spirito di quel documento. La lettera, stiracchiata, potrebbe essere invocata a sostegno di qualsiasi forma di coordinamento aeroportuale. Ma lo spirito era inequivocabile: la Regione come soggetto che controlla, indirizza e tutela l’interesse pubblico. Non come azionista di minoranza in una struttura guidata da capitali privati.

I sardi che hanno votato Todde lo hanno fatto anche sulla base di quella pagina 136. Ora il programma è cambiato. Perché?

Il programma elettorale parlava di governance pubblica ed efficienza nell’interesse collettivo. Oggi la governatrice tratta con un fondo privato per cedere gli scali sardi. È ancora lo stesso progetto?

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