Aeroporti sardi, anche Sinistra Futura apre alla fusione
La partita degli aeroporti sardi entra nella sua fase decisiva e, nella maggioranza che sostiene la giunta regionale. il dibattito sembra (con una velocità impressionante) ormai concluso. Sinistra Futura ha rotto gli indugi e chiarito oggi la propria posizione: sì alla fusione.
La Regione Sardegna si appresta, quindi, ad approvare una delibera che darà formalmente il via al processo di fusione e alla riorganizzazione degli scali isolani. Il cuore dell’operazione sarà la costituzione di una holding che gestirà l’intera rete aeroportuale sarda in partnership con il fondo infrastrutturale F2i. Il closing potrebbe arrivare già a maggio, mentre nella manovra finanziaria primaverile è già previsto (tra le tante) il reinserimento di 30 milioni di euro destinati all’operazione.
Alla base dell’operazione, secondo la narrazione attuale (lasciamo perdere la dietrologia per un attimo) si vuole superare la frammentazione della gestione degli scali dell’isola, costruendo una governance unitaria per favorire integrazione, razionalizzazione e specializzazione delle diverse strutture. L’analfabetismo funzionale è dietro l’angolo. Lo stesso non si può dire, però, del servizio pubblico che con tale operazione andrà a delinearsi.
Le resistenze residue nel Campo largo? Buone oggi solo a simulare un attaccamento al tasto del “mantenimento del controllo pubblico”. La gestione, alla base questo è l’obiettivo, è dare ai privati il controllo incondizionato anche di questa infrastruttura.
Risibile, pertanto, la posizione di Sinistra Futura, per la quale sono venuti meno i “timori” per l’operazione. Secondo una nota del partito, infatti, “dopo il vertice di maggioranza tenutosi a metà settimana sono venute meno le criticità individuate nella temuta riproposizione dell’originaria concentrazione privatistica”. Da cosa saranno stati folgorati i “sinistri futuristi?”. Non è dato saperlo.
Nel frattempo, si va a delineare una governance che permetterà alla Regione Sardegna, con il suo “importante 9,25% di capitale sociale” di contare poco e niente, altro che “garantire il controllo politico sull’intera operazione”.
