Acqua minerale, prezzi in rialzo: la crisi in Medio Oriente continua sugli scaffali del supermercato
La crisi in Medio Oriente potrebbe presto fare capolino anche nei frigoriferi degli italiani. Non attraverso il petrolio o il gas, questa volta, ma attraverso qualcosa di molto più quotidiano: una bottiglia d’acqua. Secondo il Codacons, il prezzo di una bottiglia da 1,5 litri potrebbe aumentare fino a sei centesimi, con un impatto complessivo sui consumatori stimato in 606 milioni di euro l’anno, pari a un rincaro del 20% sull’acqua minerale e del 10% sulle altre bevande analcoliche.
A innescare l’allarme sono alcune comunicazioni formali che l’associazione afferma di aver ottenuto: nelle ultime settimane, diversi produttori di plastica, attivi nel settore di bottiglie, tappi, etichette e film per imballaggio, avrebbero trasmesso ai propri clienti richieste di revisione straordinaria dei contratti in essere, adducendo come motivazione le tensioni geopolitiche in atto nel Medio Oriente.
Ciò che colpisce, secondo il Codacons, non è solo l’entità degli aumenti richiesti, ma la loro natura. In alcuni casi compare una voce esplicita denominata “War Med Surcharge”, applicata in percentuale con decorrenza immediata, calcolata sulla base dell’incremento dei costi del carburante registrato nelle settimane successive allo scoppio del conflitto. In altri, si parla di aumenti dei costi logistici e dei materiali nell’ordine del 10-15%. Alcuni operatori spingono ancora oltre, invocando clausole di forza maggiore e chiedendo la rinegoziazione immediata dei contratti, con la minaccia di sospendere le forniture in caso di mancata accettazione.
A destare sospetti è soprattutto la sincronia: comunicazioni provenienti da soggetti diversi, arrivate in un arco di tempo “estremamente ristretto” e con una “struttura argomentativa sorprendentemente uniforme”. Un elemento che, per l’associazione, rende difficile escludere il ricorso a pratiche coordinate.
Il fascicolo è ora sul tavolo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il Codacons ha presentato un esposto chiedendo di accertare la legittimità delle richieste e di verificare l’eventuale presenza di fenomeni speculativi. “Gli impatti del conflitto sui mercati energetici e logistici sono per loro natura progressivi e differenziati”, si legge nella nota dell’associazione. “La traslazione immediata, generalizzata e standardizzata degli aumenti sui clienti finali appare difficilmente giustificabile in termini di proporzionalità e causalità”.
Il rischio, in ogni caso, è duplice. Da un lato, i produttori di acqua minerale, impossibilitati ad assorbire internamente aumenti di tale entità, potrebbero scaricare i costi sul consumatore finale. Dall’altro, con l’arrivo della stagione estiva alle porte, si prospetta uno scenario potenzialmente più grave: la possibile carenza di prodotto sugli scaffali, nel caso in cui la mancata consegna dei polimeri dovesse interrompere la catena produttiva.
