Accordo UE-India sulla mobilità: opportunità o rischio per la sicurezza europea?
Il nuovo accordo tra Unione Europea e India sulla mobilità finisce ancora sotto la lente del Parlamento europeo. Un gruppo di eurodeputati di diversi gruppi politici, tra cui Patrioti per l’Europa, Conservatori e Riformisti e PPE, ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione, sollevando dubbi su tre fronti: l’impatto sull’immigrazione, l’efficacia dei controlli e la coerenza con la politica estera europea nei confronti della Russia.
Cosa prevede l’accordo.
Il Memorandum d’intesa UE-India istituisce un quadro di cooperazione sulla mobilità che introduce percorsi non soggetti a quote per lavoratori qualificati, stagionali e studenti indiani. Per i firmatari dell’interrogazione, presentare queste misure come “temporanee” rischia di nascondere la creazione di rotte migratorie di fatto permanenti, sottratte alla sovranità decisionale degli Stati membri. Una preoccupazione che si inserisce in un contesto politico già teso, segnato dalle resistenze al Patto europeo su Migrazione e Asilo.
Gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di rispondere su altrettanti punti critici. Il primo riguarda la sovranità degli Stati membri: l’accordo può garantire che le nuove autorizzazioni non quota per lavoratori e studenti indiani non aggirino il potere decisionale nazionale? Il secondo tocca i meccanismi di controllo: alla luce di sospette irregolarità nella concessione di visti in alcuni Paesi, il Portogallo è citato esplicitamente, come verranno gestiti i percorsi accelerati attraverso l’EU Talent Pool e l’EU Legal Gateway Office, evitando abusi e rischi per la sicurezza? Il terzo interrogativo è di natura geopolitica: come si concilia l’accordo con il regime di sanzioni europeo contro la Russia, considerati i profondi legami strategici, energetici e militari che uniscono l’India a Mosca?
La risposta della Commissione.
La risposta è arrivata il 24 aprile a firma del commissario Brunner, che ha cercato di smontare punto per punto le preoccupazioni sollevate. “Il Memorandum, ha precisato, è uno strumento giuridicamente non vincolante e non crea alcuna nuova rotta legale di accesso all’UE. In virtù dell’articolo 79, paragrafo 5, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, gli Stati membri mantengono il pieno controllo sui volumi di ammissione dei cittadini di Paesi terzi, così come il rilascio dei visti resta competenza esclusivamente nazionale. Chiunque voglia ottenere un permesso dovrà comunque sottoporsi alle procedure nazionali di immigrazione, compresi i controlli di sicurezza. L’accesso all’EU Talent Pool, inoltre, sarà precluso a chi risulti soggetto a divieto d’ingresso”.
Sul fronte geopolitico, la Commissione ha difeso la coerenza dell’accordo con la politica estera europea, inquadrandolo nel più ampio approfondimento delle relazioni con Nuova Delhi avviato al vertice UE-India del 27 gennaio 2026. L’Unione, ha sottolineato Brunner, continua a confrontarsi con l’India su tutte le questioni legate alla guerra russa contro l’Ucraina, inclusa la circumvenzione delle sanzioni.
Il nodo politico resta aperto.
Le risposte della Commissione difficilmente basteranno a placare le preoccupazioni dei firmatari dell’interrogazione. Il punto politico sollevato rimane sul tavolo: in un momento di forte pressione migratoria e crescente euroscetticismo, stringere un accordo di mobilità con un paese che intrattiene stretti rapporti con Mosca e non ha aderito alle sanzioni europee è una scelta che richiede spiegazioni più convincenti di un richiamo ai trattati.
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