Accordo Ue-India, competitività europea in crisi nel settore dell’alluminio
L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, salutato dall’autoreferenziale Commissione europea come un successo diplomatico e uno strumento di diversificazione delle catene di approvvigionamento, solleva interrogativi concreti per l’industria europea dell’alluminio. A portarli all’attenzione della Commissione europea è stato l’eurodeputato Bruno Gonçalves.
Dazi, costo dell’energia e norme ambientali.
Nel testo dell’interrogazione, Gonçalves mette il dito su un paradosso strutturale: mentre i produttori europei di alluminio operano con costi energetici elevati e sono soggetti a un quadro regolatorio climatico tra i più stringenti al mondo, la liberalizzazione tariffaria prevista dall’accordo con Nuova Delhi rischia di aprire il mercato europeo a prodotti indiani potenzialmente più economici e meno vincolati agli stessi standard. Un rischio che, secondo l’europarlamentare, potrebbe erodere la competitività di un settore strategico per l’autonomia industriale dell’Unione.
Il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) è sufficiente a tutelare il settore? Per la Commissione, sì , almeno per quanto riguarda il suo mandato specifico. “Il CBAM non è uno strumento commerciale – ha dichiarato il commissario Ue Wopke Hoekstra, ma una misura ambientale: impone sulle importazioni un prezzo del carbonio equivalente a quello che i produttori europei pagano nell’ambito del sistema ETS, prevenendo la cosiddetta carbon leakage, ovvero la delocalizzazione delle emissioni”.
Ma come si evita che l’accordo con l’India confligga con gli obiettivi del Critical Raw Materials Act? Secondo la Commissione il testo del trattato preserva la possibilità di ricorrere agli strumenti di difesa commerciale e prevede una clausola di salvaguardia bilaterale: “Se un aumento significativo delle importazioni preferenziali dovesse causare o minacciare un danno grave all’industria europea, l’UE può ripristinare temporaneamente i dazi al livello della Nazione più favorita per un periodo di due anni”, ha precisato l’esponente dell’Esecutivo europeo. Più in generale, sostiene Hoekstra, “la rete di accordi di libero scambio rafforza la diversificazione delle catene del valore delle materie prime critiche, in linea con gli obiettivi del Critical Raw Materials Act”.
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