“Abuso di potere”: Von der Leyen nel mirino dopo l’appoggio al mega-accordo spaziale
Un’altra controversia esplosa a Bruxelles rischia di lasciare il segno sull’immagine della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, accusata di aver commesso un vero e proprio “abuso di potere” istituzionale.
Al centro dello scontro c’è un intervento di von der Leyen di giovedì, quando , parlando a un summit sullo spazio a Parigi, ha espresso pubblicamente apprezzamento per un progetto di joint venture da 6,5 miliardi di euro tra i colossi europei del settore satellitare, definendolo il tipo di “campione industriale” di cui l’Europa ha bisogno per guidare l’economia spaziale del futuro.
Il problema, secondo i critici, è che quell’operazione non è ancora stata formalmente notificata né sottoposta all’esame della Commissione sotto il profilo della concorrenza.
Le parole della presidente – d’altronde la tedesca non è nuova agli scandali, come ricorda la vicenda del Pfizergate – hanno provocato una reazione durissima da parte dell’eurodeputata liberale francese Stéphanie Yon-Courtin, relatrice dell’ultima relazione annuale del Parlamento sulla concorrenza, che su X ha scritto come sostenere pubblicamente un’operazione di fusione in una sede mediatica, senza alcun esame nel merito, costituisca “un abuso di potere e una scorrettezza istituzionale”. Poco importa alla Commissione della guerra e della opacità.
Il caso riguarda nello specifico il “Progetto Bromo”, la joint venture tra Airbus, Leonardo e Thales pensata per competere – almeno in parte – con il servizio Starlink di SpaceX, la società di Elon Musk quotata di recente in Borsa e valutata circa 2.000 miliardi di dollari.
Un progetto sostenuto pubblicamente dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla premier italiana Giorgia Meloni, ma che nell’ambiente antitrust di Bruxelles ha fatto scattare più di un campanello d’allarme, dato che il dossier non è ancora passato al vaglio della direzione Concorrenza guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera.
Lo scontro interno con Ribera
La vicenda mette a nudo anche una frattura interna all’esecutivo comunitario. Von der Leyen ha infatti fatto propria la battaglia di Francia e Germania per allentare le regole antitrust dell’Unione a favore della creazione di “campioni europei”, spingendo per una revisione dei criteri di valutazione delle fusioni che dia più peso a fattori come l’innovazione. Una linea che la mette in rotta di collisione con la sua stessa vicepresidente, Teresa Ribera, da sempre custode del ruolo tradizionale dell’antitrust europeo nel contrastare gli abusi di posizione dominante a danno dei consumatori. “Una cambiale in bianco alle imprese per fondersi in qualunque circostanza non renderà l’Europa più competitiva”, ha dichiarato Ribera in una conferenza OCSE a Parigi la scorsa settimana. “La scala, di per sé, non è un obiettivo.”
I sostenitori dell’operazione ribattono che il Progetto Bromo è, più che una scelta di opportunità, una questione di sopravvivenza per l’industria spaziale europea, chiamata a competere con rivali extra-UE più avanti in termini di tecnologia, scala e accesso ai capitali. Nessuna delle tre aziende, ha avvertito già a gennaio in un’intervista a POLITICO il capo della divisione difesa e spazio di Airbus, Michael Schoellhorn, sarebbe in grado di reggere da sola il confronto con i giganti americani, mentre il mercato si sposta progressivamente verso costellazioni satellitari prodotte in serie e servizi spaziali integrati.
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