23 Aprile 2026
EuropaSardegna

Abusi sessuali su minori, il Parlamento UE aggiorna la normativa: pene più severe e attenzione al digitale.

Il Parlamento europeo si prepara a rafforzare la lotta contro gli abusi sessuali su minori, aggiornando la normativa comunitaria per rispondere ai cambiamenti sociali e tecnologici. La Commissione Libertà civili (LIBE) ha approvato ieri una serie di modifiche legislative che puntano a migliorare la cooperazione tra autorità nazionali, potenziare il supporto alle vittime e affrontare le nuove minacce legate all’uso delle tecnologie digitali.

Tra i principali cambiamenti, gli eurodeputati propongono l’aumento delle pene per numerosi reati legati agli abusi che coinvolgono minori. Nessun Paese membro dovrebbe perseguire penalmente interazioni consensuali tra coetanei, purché non vi siano abusi di potere, dipendenza o fiducia. Tuttavia, simulare falsamente l’identità di un pari rappresenterà un’aggravante.

Un altro punto chiave è l’abolizione dei termini di prescrizione per questi crimini. Secondo i dati, la maggior parte delle vittime parla solo anni o decenni dopo l’abuso subito. Per questo motivo, il diritto al risarcimento non dovrebbe avere limiti temporali.

Con l’obiettivo di aggiornare la normativa europea ai rischi emergenti, viene prevista la criminalizzazione dell’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale progettati o adattati per commettere abusi sessuali su minori. Saranno inoltre incluse nel campo di applicazione le dirette streaming di abusi, la diffusione online di materiali pedopornografici e l’uso di “manuali” per facilitare tali crimini, inclusi i contenuti in deepfake.

Per rendere più efficaci le indagini, si aprono alla possibilità di impiegare tecniche di sorveglianza sotto copertura, comprese le cosiddette “trappole digitali”, già utilizzate in altri contesti investigativi.

Grande attenzione viene riservata anche al sostegno delle vittime. La proposta prevede che ogni minore abbia accesso gratuito a servizi medici, assistenza psicologica, accertamenti forensi e cure sensibili al genere, seguendo il modello Barnahus, che prevede un approccio integrato con tutti i servizi sotto lo stesso tetto. I meccanismi di segnalazione dovranno essere accessibili, adeguatamente finanziati e aperti anche alle organizzazioni della società civile.

“È fondamentale aggiornare le nostre leggi per affrontare fenomeni nuovi come i deepfake e i contenuti in livestreaming – ha dichiarato il relatore Jeroen Lenaers (PPE, Paesi Bassi) –. Dobbiamo introdurre pene più severe, strumenti efficaci per la denuncia e cancellare ogni limite temporale all’accesso alla giustizia. Lo dobbiamo alle vittime, che spesso trovano il coraggio di parlare solo dopo molti anni”.

La posizione del Parlamento sarà votata in plenaria tra il 16 e il 19 giugno. Se approvata, darà il via ai negoziati con il Consiglio dell’UE sulla versione finale della direttiva. Parallelamente, è in discussione un regolamento separato dedicato al contrasto della diffusione di materiale pedopornografico online, sul quale il Parlamento si è già espresso nel 2023, in attesa che il Consiglio adotti una posizione comune.

foto sw_reg_03 da pixabay.com