Abbandono scolastico in calo sotto il 10%, ma le città restano un punto critico.
Per la prima volta l’Italia scende sotto la soglia del 10% di abbandono scolastico, avvicinandosi al nuovo obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Nel 2024 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato gli studi senza diploma si è attestata al 9,8%, in netto miglioramento rispetto a dieci anni fa, quando il dato superava il 15%.
Un progresso costante che, tuttavia, nasconde forti differenze territoriali: Sicilia e Sardegna restano sopra il 15%, mentre regioni come Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna sono già sotto il target UE per il 2030.
Il problema appare più acuto nelle grandi aree urbane, dove l’incidenza arriva al 10,9%, contro l’8,8% dei comuni a densità intermedia. Anche le aree rurali non sono immuni: qui il tasso si aggira intorno al 10%. Ma le città, dove si concentrano le disuguaglianze, restano il vero banco di prova.
Non si parla solo di chi abbandona del tutto la scuola. I dati Invalsi mostrano che molti ragazzi arrivano alla terza media senza competenze adeguate, un segnale di “dispersione implicita”. A Prato quasi il 30% degli studenti chiude il ciclo con risultati del livello più basso, mentre a Palermo e Trapani la quota sfiora il 25%. Numeri che si riducono drasticamente in città come Siena, Macerata e Belluno, dove riguardano meno dell’8% degli alunni.
A livello europeo l’Italia è oggi ottava per tasso di abbandono, con una differenza rispetto alla media UE ridotta a soli 0,5 punti percentuali. Nel 2014 era tra i paesi peggiori.
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