14 Luglio 2026
Europa

A Trump il “premio per la pace”. La FIFA è a corto di idee?

Il primo Premio FIFA per la Pace consegnato ieri a Donald Trump suona come una provocazione, se non come una grottesca operazione di maquillage politico. Dal 20 gennaio 2025, giorno dell’insediamento del suo secondo mandato, le aspettative di un cambio di passo in politica internazionale sono state sistematicamente deluse.

In Medio Oriente, mentre la FIFA consegna il premio al presidente americano per le “azioni straordinarie per la pace”, il principale alleato degli Stati Uniti, Israele, continua a chiudere i varchi per gli aiuti umanitari, a colpire civili palestinesi — donne, giornalisti, bambini — e a costringere la popolazione di Gaza a sopravvivere sotto tende di fortuna. Washington osserva, copre, giustifica. E’ forse questa la pace nel 2025 per i vertici della FIFA?

Sul fronte ucraino, Trump ha annunciato il disimpegno economico e militare degli Stati Uniti salvo poi, per puro spirito imperialista, continuare a inviare emissari e mantenere una linea volutamente ambigua con la Federazione Russa, non solo verso Kiev ma anche verso l’Europa. Un’Unione Europea con cui, nel frattempo, ha giocato al rialzo sui dazi commerciali, riportando le relazioni transatlantiche a una logica da guerra fredda economica. Per la FIFA può un tale presidente essere considerato come un costruttore di dialogo?

E come dimenticare l’Afghanistan: nel 2021, con il disimpegno americano, Trump ha contribuito a far ripiombare il Paese nel terrore, riconsegnandolo ai Talebani e abbandonando milioni di afgane e afghani a un destino segnato da repressione e violenza.

In America Latina, la linea non cambia. In Venezuela, tra minacce militari e pressioni internazionali, l’amministrazione statunitense tenta nuovamente di far saltare il regime di Nicolás Maduro, dopo il fallimento del golpe diplomatico del 2019 con l’autoproclamato Juan Guaidó. Anche qui, più destabilizzazione che pace.

Eppure, tutto questo non sembra aver turbato la FIFA, che ha deciso di inaugurare il suo primo Premio per la Pace premiando proprio Trump. “Il mondo è un posto più sicuro”, ha dichiarato il presidente americano ritirando il riconoscimento durante il sorteggio dei Mondiali 2026. Una frase che stride violentemente con i fatti.

Davvero la FIFA non aveva alternative? Davvero non esistono figure che abbiano unito i popoli senza bombardamenti, sanzioni, ricatti commerciali e ambiguità strategiche? Se questo è il metro con cui si misura la pace, allora il premio dice molto meno sul mondo che vorremmo e molto di più sull’opportunismo di chi lo assegna.

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