74% dei giovani preoccupati per il Pianeta, ma troppi ignorano le regole del riciclo.
I giovani italiani si dichiarano sempre più sensibili ai temi ambientali, ma non sempre sanno come tradurre l’impegno in comportamenti concreti. È quanto emerge da un’indagine condotta dal portale Skuola.net.
Generazione Green tra eco-ansia e incertezze pratiche.
Secondo lo studio, quasi tre giovani su quattro (74%) si dicono preoccupati per la dispersione delle plastiche nell’ambiente, mentre un ulteriore 21% riconosce la necessità di agire pur senza definirsi allarmato. Solo il 5% dichiara di non provare alcuna “eco-ansia”.
Sul piano dei comportamenti, 9 su 10 dichiarano di fare regolarmente la raccolta differenziata, ma le conoscenze sulle regole di riciclo restano fragili: 1 su 5 ammette di non avere informazioni sufficienti, mentre oltre la metà (55%) si dice solo “parzialmente sicuro” delle proprie scelte. Solo 1 giovane su 4 (25%) si considera davvero competente.
Errori comuni: polistirolo, giocattoli e confezioni miste.
La maggioranza dei ragazzi conosce le regole di base del riciclo della plastica: il 70% sa che bottiglie e flaconi vanno svuotati e schiacciati, e l’80% che la linguetta in alluminio va rimossa dai vasetti di yogurt.
Le difficoltà emergono però con i materiali più complessi. Solo il 39% sa che il polistirolo va nella plastica, mentre 4 su 10 lo gettano erroneamente nell’indifferenziato. Ancora peggio per i giocattoli in plastica, che solo il 35% smaltisce correttamente. Confusione anche sulle confezioni multistrato o con etichette miste, che mettono in difficoltà oltre 4 giovani su 10.
Social e web principali fonti d’informazione.
Nonostante gli errori, la curiosità non manca: 8 giovani su 10 dichiarano di informarsi su ambiente e riciclo. I social network sono il canale più utilizzato (24%), seguiti da siti web e portali d’informazione (18%) e da fonti più tradizionali come scuola e università (14%) e famiglia (12%). Anche gli influencer ambientali attirano attenzione, con un 7% di preferenze.
Un dato che conferma il ruolo centrale dei canali digitali nella formazione ambientale, ma anche il rischio di informazioni frammentarie o imprecise.
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