41Bis in Sardegna, la piazza di “Todde e soci”: mille persone, tante bandiere, molti urlatori e zero proposte.
“La Sardegna non è una colonia penale.” Lo striscione è suggestivo, la piazza molto meno. Perché quella che la presidente Alessandra Todde e i suoi alleati raccontano come una mobilitazione popolare spontanea e trasversale era, nei fatti, la solita kermesse organizzata di sindacati e partiti, con il consueto corredo di bandiere di sigle, microfoni e un piccolo palco davanti alla Prefettura di Cagliari. Poco più di un migliaio di persone – risibili in una città di 150mila abitanti e in un isola di oltre 1,5 milioni di abitanti – a ribadire che il governo non può fare quello che, nei fatti, è una sua prerogativa costituzionale.
La narrazione ufficiale parla di popolo sardo in rivolta. La realtà parla di un corteo sindacal-partitico con velleità di movimento civico. Non è la stessa cosa, anche se sui social sembrano indistinguibili.
Il tema, intendiamoci, non è privo di legittimità: il trasferimento di detenuti al 41 bis nelle carceri sarde pone questioni reali di sicurezza, infrastrutture e impatto sulle comunità locali. Ma quelle questioni meriterebbero un dibattito serio, nel merito, con proposte concrete, il tipo di dibattito che, come ricorda con puntualità la XVII Legislatura regionale, brilla per la sua assenza nella dialettica politica quotidiana della maggioranza che oggi scende in piazza a fare la voce grossa.
Invece no. Si preferisce la piazzata, lo slogan ad effetto, la polarizzazione. “Colonia penale” suona bene, evoca colonialismo e sopraffazione, scalda gli animi dei “protosardi” e riempie i titoli. È molto più comodo che spiegare cosa si intende fare, concretamente, per le carceri sarde, per il personale di polizia penitenziaria, per i territori che ospitano gli istituti di pena. Su questo, dal palco davanti alla Prefettura, non è arrivata una parola.
La politica delle piazzate e degli slogan è un formato collaudato: non richiede programmi, non espone a critiche nel merito, non vincola a nulla. Richiede solo un palco, un microfono e la capacità di trasformare qualsiasi questione socio-economica in uno scontro identitario tra Sardegna e Roma. Funziona sempre, almeno finché qualcuno non inizia a fare le domande scomode.
Voi dite no al 41 bis in Sardegna. Noi diciamo no alla politica degli slogan vuoti. E, con tutto il rispetto, avete rotto le scatole.
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