Cookie Consent by FreePrivacyPolicy.com "Lo stanco rito della condanna della devianza giovanile". - Sardegnagol

“Lo stanco rito della condanna della devianza giovanile”.

Hanno suscitato scalpore i recenti atti vandalici sul litorale di Quartu ai danni di un bus alla fermata di via Liri e le numerose risse consumatesi a cielo aperto nel centro storico di Cagliari nel corso dell’ultimo fine settimana. Casi di violenza e ignoranza civica che hanno visto tristemente protagonisti giovani della comunità locale.

Fatti non nuovi, come le stesse reazioni del mondo della politica e della scuola: esternazioni buone sole a dar voce al coro delle ‘anime pie’ di dirigenti scolastici, psicologi ed esperti di vario tipo sulla questione giovanile. Intenzioni da giustificare ma non da condividere, alla luce dell’assenza dei principali elementi nella narrazione provinciale/regionale sulla devianza giovanile e sull’inclusione dei giovani nella società, ovvero la grave carenza di attenzione per lo sviluppo di un piano articolato per le politiche giovanili (che ricordiamo alla politica di non esaurirsi nell’ideazione di carte giovani per lo sconto sui libri o nei bonus giovani coppie) e una generale assenza nel riconoscere, da parte delle istituzioni locali, il lavoro dell’operatore giovanile e delle sostenibili opportunità offerte dall’UE per i giovani (a costo zero tra l’altro per famiglie e giovani partecipanti), a fronte delle centinaia di migliaia di euro buttati in improbabili centri giovani che, in termini di servizio pubblico, avrebbero necessità di un training a dir poco accelerato.

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Una narrazione che dimentica di ricordare la diffidenza della politica e da parte del mondo scolastico per il volontariato giovanile, facilmente dimostrabile vista l’assenza di luoghi realmente calibrati per le esigenze giovanili, dall’assenza di adeguate risorse per le politiche giovanili nell’Isola e, cosa più grave, dalla mancanza di un riconoscimento istituzionale verso le organizzazioni giovanili qualificate in Sardegna, capaci di raggiungere alti livelli di specializzazione, realizzare buone pratiche a livello internazionale e diventare addirittura oggetto di studio all’estero.

Qualità e capacità che, con l’attuale senso da ‘piccolo mondo antico’ nell’Isola è difficile portare in dote alla Sardegna e alla comunità giovanile che, non trovando spesso la protezione del benessere familiare, non può che trovare come valvola di sfogo comportamenti violenti e privi di alcun valore civico.

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La stessa politica, che oggi dimostra sensibilità per la questione giovanile in Sardegna, dovrebbe ricordare che dall’ultima legge regionale n. 11 del 15 aprile 1999 in materia di politiche giovanili – che stanziava la bellezza di 10milioni di lire per le politiche giovanili dell’intera Isola, circa 5000 euro di oggi – sono stati fatti pochi passi in avanti. Negli ultimi 21 anni, infatti, gli interventi in materia, seppur lodevoli, non sono riusciti a creare un corpo di misure organiche a tutela dei giovani e dello sviluppo delle loro capacità, nonché per il contrasto alla devianza giovanile e l’abbandono scolastico. Problemi sociali, spesso, affrontati negli anni attraverso costose misure paternalistiche, prive di alcuna sostenibilità e di impatto sulla comunità.

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Nonostante i vizi del passato si continuano a ridurre e a minimizzare le cause del disagio giovanile ascrivendole allo smodato utilizzo di social e internet. Un’autentica fesseria! La realtà è che per i/le giovani sardi/e ci sono grandi opportunità da vivere fuori dalla rete, ma che non possono che restare inespresse per colpa di una politica e di una macchina amministrativa misera e senza valori. Un coacervo di mala società che trova spesso un valido alleato all’interno di una certa impermeabilità all’innovazione del mondo scolastico.

Come si possono negare, o peggio, respingere le buone pratiche della mobilità giovanile alla luce della loro sostenibilità finanziaria per la spesa pubblica locale e per l’impatto che possono produrre per i giovani sardi? Perché continuare a posporre l’avvio di una organica alleanza con le organizzazioni qualificate nel campo giovanile in Sardegna? Come giustificare questa diffidenza? Perché condannare i giovani sardi a una esistenza meschina e priva di sane ambizioni?

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