Cookie Consent by FreePrivacyPolicy.com "Officin&Ideali". Cagliari ospita le "residenze in transito". - Sardegnagol

“Officin&Ideali”. Cagliari ospita le “residenze in transito”.

Dal 17 ottobre al 18 novembreCagliari diventa culla delle arti multidisciplinari visive, performative e multimediali con Officin&Ideali. Residenze in transito.

Nel week end di sabato 17 domenica 18 ottobre si parte dall’Orto botanico: tra le proposte in programma ci sono le “Fonografie istantanee”, registrazione e riproduzione di suoni raccolti in Sardegna (dalle parole di Chiara Vigo, la maga del bisso, al rumore delle barche sull’acqua) da Giulia Tagliavia, musicista e compositrice siciliana, che vanta collaborazioni con lo scrittore Stefano Benni ed è anche autrice di colonne sonore. Sarà presentato anche “Respirare”, racconto collettivo scritto in codice Morse, da un’idea di Fulvia Bernacca, fotografa con esperienze a D di Repubblica e Harper’s Bazaar.  Le lettere scritte a mano e inviate a destinatari ignoti, pensate per viaggiare e mantenere i contatti anche in tempi di pandemia, sono invece al centro della “Mappa geoepistolare”, la proposta di Maria Luisa Usai.

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Officin&Ideali prosegue il proprio programma al Lazzaretto di Sant’Elia dove, dal 30 ottobre al 1 novembre, il pubblico potrà incontrare una decina di artisti, tra cui Pasquale Pilone con “Una parola per la guerra”, che si interroga sul significato della parola confineAnna Fantozzi con “Pigro”, performance in cui l’attrice indaga il tema della pigrizia cercandone una rivalutazione in senso positivo, Jonida Xherri che in “Racconti intrecciati” coinvolgerà il pubblico nella realizzazione di un arazzo di grandi dimensioni fatto di fili intrecciati e perline, un’opera di arte pubblica partecipata proposta il mese scorso anche a Lampedusa.

La rassegna artistica si chiuderà martedì 17 e mercoledì 18 novembre, con le performance di Lucia Di Pietro, coreografa e artista performativa, e il trio composto da Teresa Noronha Feio, Annalisa Cannito e Valerie Tameu, con “Cronòtopia”, performance che decostruisce la storia coloniale, spesso distorta, rimossa o esaltata.

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