Cookie Consent by FreePrivacyPolicy.com Referendum di settembre, Adinolfi: "Salvini e Meloni votino NO". - Sardegnagol

Referendum di settembre, Adinolfi: “Salvini e Meloni votino NO”.

“La sconfitta al referendum ci libererà da Conte e Di Maio”. Questa la previsione del presidente nazionale del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, che oggi ha lanciato un appello ai leader di Lega e Fratelli d’Italia in vista della votazione del prossimo 20-21 settembre: “I sondaggi raccontano di una sconfitta delle sinistre in Puglia e addirittura nelle Marche, dove governano
ininterrottamente dal 1970, dall’istituzione delle regioni in Italia. Sono certo che Matteo Salvini e Giorgia Meloni capiscano che se a questo dato si sommasse la sconfitta del M5S al referendum, su una riforma che è bandiera dei pentastellati, allora Conte e Di Maio non potrebbero restare al governo un minuto di più”.

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“Viceversa – ha aggiunto Adinolfi -, la vittoria dei sì servirebbe a mascherare i risultati elettorali della Meloni che conquisterebbe due regioni e di Salvini primo partito. Il Popolo della Famiglia, convintamente schierato sul no al referendum da tempo, rivolge un appello a Meloni e Salvini affinché votino no. Ci sono venti giorni di tempo per politicizzare il referendum. Berlusconi lo ha già capito e pare pronto a ufficializzare il no suo e di Forza Italia. Se Salvini e Meloni si schierassero contro l’inutile e dannosa riforma grillina, il tempo della liberazione dal governo grillino sarebbe arrivato. È autolesionismo chiedere le elezioni anticipate e contemporaneamente votare sì al referendum. Auspico un recupero di ragionevolezza politica, senza calcoli e timori”.

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Una linea promossa anche dal Popolo della Famiglia Sardegna, tra i promotori del NO al Referendum del 20 e 21 settembre: ” I partiti che hanno intenzione di tagliare i deputati sono animati da un odio verso la democrazia rappresentativa. Assecondarli sarebbe un gravissimo errore e la Sardegna sarebbe tra quelle regioni più penalizzate, a livello di rappresentanza parlamentare. Il risparmio si fa pagando meno i parlamentari, la dittatura riducendone il numero”.